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di Maurizio Baiata

“La verità, quando la nascondi, diventa il tuo peggior nemico; se la riveli, è la tua amica migliore”. Così si esprimeva  il Colonnello Corso in un capitolo del suo best seller letterario “The Day After Roswell”. Una dichiarazione che non lascia dubbi sulle convinzioni e l’integrità morale di un militare che, dopo essere stato al centro di una strategia di segretezza che per cinquant’anni aveva coperto l’incidente di Roswell, decideva di rendere la propria testimonianza un atto d’accusa nei confronti del “sistema” che aveva fedelmente servito sino in fondo. Una sfida che ora torna alla luce in tutta la sua assoluta forza con la pubblicazione in Italia dei suoi due libri fondamentali, “L’Alba di una Nuova Era” e “Roswell – Il Giorno Dopo”.

Il libro del Colonnello Corso “Roswell Il Giorno Dopo” (edizioni Nexus-Verdechiaro 2017)

Ruota consapevole dell’ingranaggio, dall’alto dei suoi nullaosta di segretezza, Corso non apparteneva alla cerchia degli invisibili burattinai del Majestic 12 che hanno deciso il cover-up. Ha fatto il suo dovere, rispettando il vincolo del silenzio per proteggere il suo Paese – “just in case”, nell’evenienza che una minaccia aliena da potenziale divenisse concreta. Nulla di diverso dalle esperienze nelle campagne di guerra alle quali ha preso parte, sia in prima linea sia nei servizi segreti dell’esercito americano. Alla fine però un altro dovere lo chiamava. Chiudere con coerenza la sua esistenza terrena, testimoniando quello che di Roswell lui sapeva e andava rivelato, dando un nuovo volto alla moderna ufologia: quello della verità.

È questo, l’uomo che un raro privilegio mi concesse di conoscere, incontrandolo e trascorrendo con lui lunghe ore in occasione delle sue due visite in Italia, la prima nel 1997, quando rispose al nostro invito al Congresso “Il Contatto” di Montesilvano e la seconda, l’anno successivo al Simposio di San Marino. (altro…)

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UN IMPORTANTE AGGIORNAMENTO/CORREZIONE

L’INCONTRO CON RON GARNER NON AVVENNE NEL 2009, MA AI PRIMI DI MARZO DEL 2006, SEMPRE IN OCCASIONE DELL’INTERNATIONAL UFO CONGRESS DI LAUGHLIN.

Questo articolo si basa su informazioni che Ron Garner mi fornì durante un incontro avvenuto a Laughlin, in Nevada, nel Febbraio 2009. Garner si presentò come referente del microbiologo Dan Burisch, all’epoca operativo nel settore tecnico scientifico del Majestic 12, il gruppo super segreto a cui da oltre 50 anni farebbero capo le attività di intelligence USA (e non solo) rispetto alla presenza – dal 1947 ad oggi – di Entità Biologiche Extraterrestri (EBE) nelle basi sotterranee in territorio statunitense. Ron Garner è morto a Los Angeles il 14 Marzo 2015. Poco prima di morire aveva rilasciato un’intervista in video all’autorevole ricercatore Bob Wood. Qualunque sua documentazione è scomparsa. Quanto segue è la fedele cronaca delle conversazioni intercorse fra Ron Garner e il sottoscritto.  

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La “clean sphere”, la biocapsula asettica situata al quinto livello sotterraneo della S-4 (Area 51). Illustrazione di Michael Schratt.

Maurizio Baiata (al telefono) – Pronto?

Parlo con Maurizio Baiata?

M.B. Sì, sono io, con chi ho il piacere?

Il mio nome non ha importanza, in questo momento non le direbbe nulla. Paola Harris mi ha dato il suo numero. Se non le dispiace vorrei proporle di incontrarci qui in albergo, mi trovo a Laughlin, ma riparto subito, dovremmo vederci domani mattina.

M.B. Mi scusi. La ragione di questo incontro?

Gliela spiego domani.

M.B. Va bene. Se Paola le ha dato il mio numero…

Esatto. Domani, stanza n. (x), alle 10 AM. Va bene?

M.B. Ok, a domani.

Cominciò così in un tardo pomeriggio di un giorno di fine Febbraio 2009, all’Aquarius Hotel & Resort, a Laughlin, una striscia di terra riarsa e qualche chilometro di alberghi ed edifici divisa dal fiume Colorado nel cuore desertico del Nevada, il mio incontro con un presunto emissario del Majestic 12. Le vie del Signore sono infinite e ad accettare l’appuntamento non ci pensai troppo. Il clima della 18.ma edizione dell’International UFO Congress era rovente di per sé e gli incontri con grandi personaggi dell’ufologia mondiale si susseguivano a ripetizione. È il più grande consesso ufologico del mondo e tante facce le riconosci, ma tante altre sono sconosciute e certamente c’è chi ne approfitta per osservare, tenere d’occhio, infiltrarsi… fidarsi è bene, ma… (altro…)

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È sera. Al volante della tua auto, viaggi nell’abitacolo moderno e confortevole, con la musica a tenerti compagnia. Fra non molto giungerai a casa, in campagna, lontano dalla nevrosi della grande città. I fari squarciano l’oscurità della strada, mentre il cielo, lo hai visto prima guardando fuori dal finestrino aperto per fare entrare un po’ di aria fresca, è limpido e stellato. Stanco, dopo una lunga giornata di lavoro, ma felice, pochi chilometri ancora e riabbraccerai la tua compagna, i bambini già a letto ti aspettano per il bacio della buona notte. È tutto nella certezza e nella consuetudine di una vita che di disordinato non ha nulla da anni. E ci pensi su, sorprendendoti ancora per le scelte fatte. Mettere su famiglia, accettare un lavoro, l’unico possibile che desse sicurezza, anche se ti tiene per troppe ore lontano dagli affetti. E sei ancora on the road, ma sai dove andare…fire-in-the-sky-walton

Improvvisamente, una luce intensa, un bagliore abbacinante, un flash davanti agli occhi. Istintivamente, accosti l’auto al ciglio della strada. Hai subito percepito che quel lampo voleva dire qualcosa, ma non sai quale. Esci dall’auto e scruti tutto intorno. Sui due sensi di marcia non ci sono veicoli preannunciati dai fari. E dai boschi, dove termina il profilo della pianura costeggiata dal serpente di asfalto su cui metri vai ogni mattina presto e ogni sera, nulla che richiami a una fonte luminosa. Lì non ci sono case, fattorie e neppure le propaggini di un insediamento agricolo. Allora, non ti resta che alzare gli occhi in alto e ora… è strano, non vedi più le stelle, ma una massa scura, oblunga, i cui contorni sembrano tratteggiati da impulsi di colore, irreali e irregolari. Nessun rumore. “Dove è il cielo?” – Solo quella cosa, grande almeno una dozzina di metri che riesci a stimare calcolando da un bordo all’altro la superficie compatta che blocca la visuale di quel tratto di volta celeste e che sembra immobile nell’aria. Allora realizzi. Un UFO. Come nei racconti di tanta gente, ma stavolta tocca a te. (altro…)

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Sono passati “solo” 41 anni dall’incidente sulle White Mountains, Arizona, che vide protagonista il ventunenne boscaiolo Travis Walton e sei suoi compagni di lavoro e ancora se ne discute. Da una parte ci sono pattuglie di scettici incalliti, che con monotono languore periodicamente cercano di demolire il caso   – si trattò di una montatura, un’invenzione di Walton e del suo amico Mike Rogers, il capogruppo, che convinsero gli altri per ottenerne fama e danaro. Dall’altra ci sono Walton e – visto che quattro di loro hanno preferito non esporsi dopo il can can mediatico successivo al “rapimento” – due dei sei amici coinvolti, Steve Pierce e John Goulette, che si sono fatti avanti negli ultimi tre anni ribadendo per filo e per segno la loro versione dei fatti, coincidente con quella di Travis.

Travis Walton, Sitgrave National Forest, sul luogo dell'incidente. Immagine tratta dal documentario "Travis" che verrà presentato a Milano.

Travis Walton, Sitgrave National Forest, sul luogo dell’incidente. Immagine tratta dal documentario “Travis” che verrà presentato a Milano.

E quante persone in tutti questi anni si sono presentate a Snowflake, la cittadina dove da sempre vive Walton, affermando le cose più assurde: “Io so come sono andate le cose… ero suo amico, ero suo collega, sono stata la sua fidanzata, aveva sposato me prima della moglie attuale, sono un suo parente stretto…”, o quello che diceva che era stato a un party a casa di Travis per festeggiare il suo ritorno, scena che c’è nel film “Bagliori nel buio” ma mai avvenuta nella realtà? Altra licenza hollywoodiana, la favola che vuole Travis nudo come un verme al suo ritorno, mentre fu “riconsegnato” con gli stessi indumenti che aveva nel momento dell’incontro ravvicinato. Già, dettagli marginali.

Oppure, l’amico che giura di aver ricevuto lui la prima chiamata di Travis dalla cabina telefonica, mentre invece Travis fece solo una chiamata, quella alla sua famiglia e l’operatore ascoltò la conversazione e informò subito lo sceriffo. O quel tizio che fece finta di essere Walton per partecipare a un talk show radiofonico? Sono cose in fondo normali, che puoi aspettarti dalla gente che inventa di tutto per un attimo di notorietà. Sembrerebbero anche fattori poco importanti, rispetto a una vicenda tanto intricata quanto ormai vecchia e risaputa. E invece importanti lo sono, perché la storia di Walton ha un immenso valore documentale e probatorio rispetto alla casistica ufologica moderna e, anche se non sarà mai possibile farvi luce piena, la sua unicità resta dirompente.

Proprio per questa ragione i debunker si sono disinteressati dei sopraccennati pittoreschi visitatori di questo sottobosco immerso nelle montagne dell’Arizona, per concentrarsi invece su pesanti azioni di discredito: hanno sostenuto la teoria dell’allucinazione collettiva, quella dell’intossicazione da alcool, o del lie detector che aveva fatto cilecca e che non provava nulla e che tutti e sette i testimoni avevano concorso in una truffa a fini di lucro, insinuando persino che lo sceriffo della Navajo County non fosse quel Marlin Gillespie che aveva deciso per il non luogo a procedere in quanto la versione fornita dai sette tagliaboschi reggeva, ma un certo Sanford “Sank” Flake che era un ufficiale giudiziario estraneo alle indagini.

Il rapporto dei test al poligrafo condotti sui testimoni del caso Walton.

Il rapporto dei test al poligrafo condotti sui testimoni del caso Walton.

poligrafo-2Fra le false accuse, quella che i sei tagliaboschi non si erano trovati davanti ad un UFO accecante da cui dopo pochi secondi sarebbe partito un raggio che tramortì il loro compagno, ma che si erano scolati troppe birre e, visto che Walton era scomparso, avevano inventato la storia dell’UFO e andava bene dare la colpa agli alieni. Era tassativamente vietato bere durante il lavoro e Walton e i suoi colleghi non lo avevano fatto, né quel giorno, né altri. Lo sceriffo Gillespie disse ai giornalisti: “Nel furgone non abbiamo trovato tracce di alcool e ho parlato a lungo con ciascuno di loro e nessuno dava segni di intossicazione da alcool”.

Altro punto sostenuto dai debunker: i testimoni avevano erroneamente valutato la visione del pianeta Giove e/o quella di un elicottero militare in manovra a distanza ravvicinata. Dice Travis Walton: “Nessuno avrebbe potuto scambiare un elicottero per un disco metallico incandescente, in bilico a meno di trenta metri di distanza. Le pale dell’elicottero avrebbero tranciato gli alberi, per non parlare dello spostamento d’aria e del frastuono tipici degli elicotteri. Una spiegazione ridicola. Il raggio blu di energia che mi colpì fu fortissimo e istantaneo, tanto che uno dei miei compagni lo descrisse come la cosa più brillante che avesse mai visto in vita sua e in nessun modo potevano essere i riflettori di un elicottero”.

Travis Walton a Roma, il 24 Settembre 2011, foto: Maurizio Baiata

Travis Walton a Roma, il 24 Settembre 2011, foto: Maurizio Baiata

In conclusione, Walton specifica: “Non prendete il film ‘Bagliori nel Buio’ come la vera storia dell’incidente di quella sera. Se avevamo bevuto? Facevamo un lavoro troppo pericoloso per consentirci di bere. L’incidente avvenne pochi minuti dopo che avevamo finito il lavoro e il gruppo fece rientro a Snowflake poco dopo l’incidente. Se avessero bevuto, i miei compagni non avrebbero mai passato i test ai quali li sottoposero. Secondo la giustizia di questo Paese, la testimonianza di sei persone che in un tribunale dichiarassero (anche in assenza del test al poligrafo) di aver assistito a un omicidio e ne avessero riconosciuto l’autore, giustificherebbe una condanna alla pena capitale, senza possibilità di appello. Invece, quando e se si tratta di un UFO, l’ombra del dubbio grava anche sulle testimonianze più attendibili. Per la prova del poligrafo c’è sempre una piccola percentuale di errore ma, a proposito dell’incidente di Snowflake, Edward Gelb, il presidente della American Polygraph Association, ha detto: ‘Le probabilità che sei persone ingannino con successo un esaminatore esperto, anche solo su un singolo punto, sono più di un milione contro una’. A oggi, sono 16 i test correttamente condotti e superati inerenti questo caso. E tutti e sette i componenti di quel gruppo non hanno cambiato una virgola della loro testimonianza”.locandina-figli-stelle

Domenica 25 Settembre, a Milano, avremo la possibilità di ascoltare dalla viva voce di Travis Walton il racconto dei fatti accaduti sulle White Mountains in Arizona il 5 Novembre 1975. Travis si è reso disponibile, accettando l’invito di Sabrina Pieragostini al IV Meeting Internazionale di Esobiologia “Figli delle Stelle – Ipotesi e Suggestioni sulla Vita Extraterrestre”, a rispondere a tutte le domande del pubblico, a chiusura del suo intervento che avrò il piacere e l’onore di tradurre.

Ricordo anche che verranno trasmessi alcuni segmenti del documentario “Travis – The True Story of Travis Walton” diretto da Jennifer Stein e inedito per l’Italia, con sottotitoli in Italiano.

Maurizio Baiata, 19 Settembre 2016

 

Per saperne di più: https://mauriziobaiata.net/2015/07/20/parlano-altri-testimoni-del-caso-travis-walton-cosa-accadde-veramente-quella-notte-di-bagliori-nel-buio/

Il link al sito di Sabrina Pieragostini, che presenta il convegno di Milano del 25 Settembre, le modalità di partecipazione e il programma degli interventi:

Figli delle Stelle

 

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GERALDO LAFRATTA PRESENTA “VOLO QUANTICO”

due Incontri con MAURIZIO BAIATA

 B&B ESPRESSIONE ARTE – VIA MALPAGA 140, MIRA (Venezia) 

SABATO 3 SETTEMBRESPRITZ FILOSOFICO ORE 18-21: 

SUONI COSMICI e FREQUENZE ALIENE 

DOMENICA 4 SETTEMBRE – 0re 9.30-13:   

L’EQUAZIONE UMANO-ALIENA

PRENOTAZIONI: 393 336 1598

https://www.facebook.com/events/282414468799992/

Poster Volo Quantico Venezia

Una presentazione a braccio, la prima di sabato, con alcune musiche e immagini in sottofondo. E, anche, il racconto di una storia personale, per conoscersi ed entrare in sintonia con i partecipanti, invitati a interagire secondo la formula degli incontri ideati e organizzati dall’instancabile e geniale Geraldo Lafratta.

Tutto ha inizio, per molti di noi, dal DNA di famiglia. Non capisci il perché di quella strana tensione che ti spinge a guardare verso l’alto, durante il giorno con il sole a picco e gli occhi che scrutano altri punti del cielo… o nella notte, nella quiete del firmamento stellato. Crick

Puoi essere a Roma, solo in una piazza vuota di gente, o in una New York gelida i cui marciapiedi ti sono amici, privi dalla coltre di neve che ricopre le strade prima dell’alba, o a Sedona, dai bastioni di roccia rossa ad alta concentrazione energetica dell’Arizona insieme a una dozzina di anime ostinate in un inutile skywatch…

Vengono quando vogliono, loro. Potrebbe essere il titolo di un brano al quale dare un tappeto sonoro colore blu profondo, come gli abissi marini e le vastità del Cosmo. E pensare che gli uomini inviano segnali lassù in attesa di una risposta che mai verrà (il finale del testo di quel pezzo) come la bottiglia del naufrago. Sono gli anni Settanta. Ascolti “Extraterrestre” di Eugenio Finardi e ti accorgi che la tua passione è condivisa da centinaia di migliaia di persone che magari non vivono in un abbaino, ma attendono… allora sai che per te, il termine UFO ha un significato che ha a che fare con il tuo io interiore.

Andai alla prima di “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo” in un grande cinema di Roma, con Silvia – allora mia moglie – e con l’amico e critico musicale Gino Castaldo. Piansi e nascosi il viso fra le braccia. Mi vergognavo. Volevo celare l’emozione enorme provocata dal finale catartico del capolavoro di Spielberg. Se le emozioni affiorano sotto forma di lacrime, inutile porsi domande. Poi si potrebbe anche avere la sfortuna di diventare ufologo, o un qualcosa di simile. Sino al punto di impegnarti tanto da farne una ragione di vita.

Pink FloydLa musica allora, cosa c’entra con gli Alieni? Provare a scriverne e collegare i punti, come in ufologia, equivale a candidarsi per la cattedra di una facoltà che ancora non esiste, “Teoria e Storia della Musica Cosmica”. E in mente viene il John Mack di “Passport to the Cosmos” (“Passaporto per il Cosmo” Venexia, 2016). Psichiatra e docente di Harvard, la sua traccia resta indelebile lungo il percorso che le persone fanno per superare il trauma del contatto. Mack ha lottato contro l’istituzione accademica più autorevole al mondo, la Harvard University, giocandosi prestigio e potere in nome dell’aiuto che stava dando agli “experiencers”, le persone che vivono esperienze di Incontri del Quarto Tipo.

Queste voci fuori dal coro, fra artisti, fisici quantistici, medici olistici, liberi pensatori, filosofi, ricercatori dello spirito e delle scienze di frontiera, costituiscono un fronte che solo apparentemente sembra disomogeneo e frammentato. In realtà a tale schiera di talenti variegati, appartengono le persone che guardano al cielo e dentro se stesse, che sognano e compiono viaggi con la fantasia, che dipingono e compongono partiture musicali e cori per angeli caduti, che si muovono nelle loro stanze piene di specchi, in un labirinto di immagini, le proprie, riflesse e vanno avanti sino a trovare la porta, la via di uscita, che si affaccia su un mare sconosciuto, quello del proprio universo inconscio.

Questo accade, in particolare, con la Musica e gli UFO e gli Alieni. Cosa sarebbe stato “Blade Runner”, senza la musica di Vangelis a segnare gli ultimi istanti di vita del replicante Roy Batty (Rutger Hauer) che si spegne sotto i battiti di pioggia acida salvando Rick Deckard?

Nei decenni alcuni temerari si sono spinti molti oltre i confini della percezione sensoriale musicale. Torna la Third Ear Band che già nel nome (il complesso del Terzo Orecchio) fa pensare che il Suono è il reale “padrone alchemico del mondo”. Tornano i Corrieri Cosmici, movimento sperimentale che in Germania solcò dalla seconda metà degli anni Sessanta i laboratori di ricerca elettroacustica dove creavano artisti che si erano lasciati alle spalle le accademie classico-sinfoniche, esattamente come i fisici quantistici hippie fecero rispetto agli istituti universitari californiani dove avevano studiato e anche insegnato.

Il multiverso del fisico quantistico americano Jack Sarfatti.

Il multiverso del fisico quantistico americano Jack Sarfatti.

Esperienze caleidoscopiche, che si rintracciano nell’iconografia filmica, come in un altro capolavoro di qualche anno prima, “Zabriskie Point” di Michelangelo Antonioni. Dal concetto di viaggio come fuga spinta dal rifiuto di una società costruita su un sistema di valori da distruggere, al viaggio che da affresco psichedelico diviene vera distruzione, nella deflagrazione della villa sospesa nel nulla su un’apocalittica Death Valley e nelle urla strumentali dei Pink Floyd. Menti visionarie che proiettano la società occidentale verso altri orizzonti. La Musica è un mezzo di suprema potenza che ci mette in contatto con forze sconosciute. Noi ne siamo fruitori, i creatori realizzano opere che sembrano giungere dal mondo del Sogno e da Universi paralleli…

Al sorgere delle luci della sera, noi non vediamo ad occhio nudo le luci aliene che volteggiano al di fuori della nostra atmosfera, eppure sono le stesse che inondarono il cielo di Phoenix nel 1977.  Viene da chiedersi cosa vogliano da noi, quando a noi si manifestano. Cosa accade veramente dentro di noi. Cosa significano i fenomeni di Contatto e perché sembriamo incapaci di trovare delle risposte? Cosa ci manca? Una mente aperta? Un cuore puro? Un amore incondizionato per l’Universo? La vera Ufologia questo dovrebbe indicare, dimenticando la distanza incolmabile che la separa dalla Scienza ufficiale e ortodossa. Perché la soluzione si deve cercare altrove, in un qualcosa di importante e profondo, fondamentale per lo sviluppo della razza umana su questo pianeta. A quel “conosci te stesso” di plurimillenaria memoria, il cui principio lega l’esistenza umana alla ragione e allo spirito. Al divino dono che l’Universo ci ha fatto infondendoci la Coscienza. Ma di questo parleremo nella mattinata successiva.

DOMENICA 4 SETTEMBRE

Se il volo si compie sui territori fantastici delle civiltà pre-diluviane, o realistici delle civiltà mesopotamiche ed egizie, o sulle narrazioni etniche dalla Mesoamerica all’Africa, da Palenque ai Dogon, agli Indiani d’America, sino agli avvistamenti di massa su Phoenix e alla prepotente entrata in scena dei rivelatori e alla nuova direzione dell’Esopolitica… tutto compone un gigantesco puzzle.

Dalle tappe rilevanti della storia ufologica mondiale, alla nuova visione esopolitica e, nel background, il cover-up sulla “Questione Extraterrestre”. Una questione di enorme importanza, per il genere umano e per ciascuno di noi individui, che ci troviamo di fronte ad una realtà non lineare, altamente controversa, dominata da disinformazione e caos, uno scenario in cui le parti in causa, apparentemente senza alcuna regia, si muovono come marionette impazzite, a tutto danno dell’Ufologia che dovrebbe tendere alla Verità.

Alcuni esempi fra i più eclatanti che illustrano la portata globale del “cover-up” attraverso i mezzi di comunicazione di massa: gli sconcertanti casi delle “Roswell Slides” (nulla le ricollega all’incidente del 1947) le diapositive fasulle presentate da Jaime Maussan a Mexico City il 5 Maggio 2015 e la vicenda dell’Autopsia Aliena (il Santilli Footage) del 1995 che forse oggi sta davvero giungendo a una svolta effettiva.

Un reperto del San Antonio UFO Crash del 1945. Photo: Paola Harris

Un reperto del San Antonio UFO Crash del 1945. Photo: Paola Harris

E allora, questa pistola fumante? Non esiste. E come non dobbiamo attendere l’intervento di esseri alieni che giungeranno dallo spazio per portare altrove gli “eletti”, altrettanto dobbiamo e possiamo basarci sulle testimonianze più autorevoli e attendibili, anche se originata da fonti d’intelligence.

Negli anni sono emersi personaggi chiave, come il colonnello Philip Corso e il microbiologo Dan Burisch. Su tutti, se vogliamo entrare nell’enigma reale dell’“equazione umana e aliena” vale il caso del dottor Michael Wolf. Scienziato della National Security Agency, “spia psichica” e “remote viewer”, Wolf ci ha lasciato il suo testamento nel libro “The Catchers of Heaven – I Guardiani del Cielo”.

Il dottor Michael Wolf. Photo: Paola Harris

Il dottor Michael Wolf. Photo: Paola Harris

«… Un libro-rivelazione – scrive lo psicologo Richard Boylan – di uno scienziato che ha fatto parte del National Security Council e del comitato esecutivo del gruppo MJ-12… Wolf aveva accesso a tutte le informazioni sugli UFO e gli extraterrestri entrati in contatto con la Terra nel corso degli ultimi 50 anni, lavorò fianco a fianco con gli ET in laboratori governativi segreti… ma il libro rappresenta una dichiarazione biografica lirica e struggente e un messaggio di speranza in un futuro cosmico. Quale ricercatore sulle tematiche extraterrestri, valuto questo il più importante libro sugli UFO pubblicato fino ad oggi».

Introvabile, se non nell’edizione italiana, “The Catchers of Heaven” narra una vita breve, sofferta e straordinaria, di un uomo sospeso a metà fra la Terra e il Cielo. Una “mind expanding experience”, un’esperienza di espansione di coscienza, come la definisce Wolf. Esiste un collegamento Espansione di Coscienza-Fisica Quantistica?

E, infine, nuovamente gli Experiencers. Dal caso Travis Walton ai tanti episodi meno noti, ma non meno importanti, i protagonisti vivono spesso una condizione di isolamento. Per alcuni si tratta di una scelta, che li porta a estraniarsi dalla società, perché non vi si riconoscono, sentono di appartenere ad Altrove. Su tali forme di disagio, non associabili ad alcuna psicopatologia, sono intervenuti ricercatori seri come John Mack e l’australiana Mary Rodwell. Altri, invece, si ritengono dei prescelti e si lanciano in una personale crociata uscendo allo scoperto per proclamare pubblicamente la veridicità del proprio vissuto. Le loro testimonianze sono fondamentali per comprendere in quale direzione i fenomeni di contatto stiano coinvolgendo tanta gente. Sono loro le luci che illuminano la strada da percorrere per fare ritorno alla nostra vera Casa.

Maurizio Baiata, Roma, 29 Agosto 2016

 

 

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