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È sera. Al volante della tua auto, viaggi nell’abitacolo moderno e confortevole, con la musica a tenerti compagnia. Fra non molto giungerai a casa, in campagna, lontano dalla nevrosi della grande città. I fari squarciano l’oscurità della strada, mentre il cielo, lo hai visto prima guardando fuori dal finestrino aperto per fare entrare un po’ di aria fresca, è limpido e stellato. Stanco, dopo una lunga giornata di lavoro, ma felice, pochi chilometri ancora e riabbraccerai la tua compagna, i bambini già a letto ti aspettano per il bacio della buona notte. È tutto nella certezza e nella consuetudine di una vita che di disordinato non ha nulla da anni. E ci pensi su, sorprendendoti ancora per le scelte fatte. Mettere su famiglia, accettare un lavoro, l’unico possibile che desse sicurezza, anche se ti tiene per troppe ore lontano dagli affetti. E sei ancora on the road, ma sai dove andare…fire-in-the-sky-walton

Improvvisamente, una luce intensa, un bagliore abbacinante, un flash davanti agli occhi. Istintivamente, accosti l’auto al ciglio della strada. Hai subito percepito che quel lampo voleva dire qualcosa, ma non sai quale. Esci dall’auto e scruti tutto intorno. Sui due sensi di marcia non ci sono veicoli preannunciati dai fari. E dai boschi, dove termina il profilo della pianura costeggiata dal serpente di asfalto su cui metri vai ogni mattina presto e ogni sera, nulla che richiami a una fonte luminosa. Lì non ci sono case, fattorie e neppure le propaggini di un insediamento agricolo. Allora, non ti resta che alzare gli occhi in alto e ora… è strano, non vedi più le stelle, ma una massa scura, oblunga, i cui contorni sembrano tratteggiati da impulsi di colore, irreali e irregolari. Nessun rumore. “Dove è il cielo?” – Solo quella cosa, grande almeno una dozzina di metri che riesci a stimare calcolando da un bordo all’altro la superficie compatta che blocca la visuale di quel tratto di volta celeste e che sembra immobile nell’aria. Allora realizzi. Un UFO. Come nei racconti di tanta gente, ma stavolta tocca a te. Continua a leggere »

Sono passati “solo” 41 anni dall’incidente sulle White Mountains, Arizona, che vide protagonista il ventunenne boscaiolo Travis Walton e sei suoi compagni di lavoro e ancora se ne discute. Da una parte ci sono pattuglie di scettici incalliti, che con monotono languore periodicamente cercano di demolire il caso   – si trattò di una montatura, un’invenzione di Walton e del suo amico Mike Rogers, il capogruppo, che convinsero gli altri per ottenerne fama e danaro. Dall’altra ci sono Walton e – visto che quattro di loro hanno preferito non esporsi dopo il can can mediatico successivo al “rapimento” – due dei sei amici coinvolti, Steve Pierce e John Goulette, che si sono fatti avanti negli ultimi tre anni ribadendo per filo e per segno la loro versione dei fatti, coincidente con quella di Travis.

Travis Walton, Sitgrave National Forest, sul luogo dell'incidente. Immagine tratta dal documentario "Travis" che verrà presentato a Milano.

Travis Walton, Sitgrave National Forest, sul luogo dell’incidente. Immagine tratta dal documentario “Travis” che verrà presentato a Milano.

E quante persone in tutti questi anni si sono presentate a Snowflake, la cittadina dove da sempre vive Walton, affermando le cose più assurde: “Io so come sono andate le cose… ero suo amico, ero suo collega, sono stata la sua fidanzata, aveva sposato me prima della moglie attuale, sono un suo parente stretto…”, o quello che diceva che era stato a un party a casa di Travis per festeggiare il suo ritorno, scena che c’è nel film “Bagliori nel buio” ma mai avvenuta nella realtà? Altra licenza hollywoodiana, la favola che vuole Travis nudo come un verme al suo ritorno, mentre fu “riconsegnato” con gli stessi indumenti che aveva nel momento dell’incontro ravvicinato. Già, dettagli marginali.

Oppure, l’amico che giura di aver ricevuto lui la prima chiamata di Travis dalla cabina telefonica, mentre invece Travis fece solo una chiamata, quella alla sua famiglia e l’operatore ascoltò la conversazione e informò subito lo sceriffo. O quel tizio che fece finta di essere Walton per partecipare a un talk show radiofonico? Sono cose in fondo normali, che puoi aspettarti dalla gente che inventa di tutto per un attimo di notorietà. Sembrerebbero anche fattori poco importanti, rispetto a una vicenda tanto intricata quanto ormai vecchia e risaputa. E invece importanti lo sono, perché la storia di Walton ha un immenso valore documentale e probatorio rispetto alla casistica ufologica moderna e, anche se non sarà mai possibile farvi luce piena, la sua unicità resta dirompente.

Proprio per questa ragione i debunker si sono disinteressati dei sopraccennati pittoreschi visitatori di questo sottobosco immerso nelle montagne dell’Arizona, per concentrarsi invece su pesanti azioni di discredito: hanno sostenuto la teoria dell’allucinazione collettiva, quella dell’intossicazione da alcool, o del lie detector che aveva fatto cilecca e che non provava nulla e che tutti e sette i testimoni avevano concorso in una truffa a fini di lucro, insinuando persino che lo sceriffo della Navajo County non fosse quel Marlin Gillespie che aveva deciso per il non luogo a procedere in quanto la versione fornita dai sette tagliaboschi reggeva, ma un certo Sanford “Sank” Flake che era un ufficiale giudiziario estraneo alle indagini.

Il rapporto dei test al poligrafo condotti sui testimoni del caso Walton.

Il rapporto dei test al poligrafo condotti sui testimoni del caso Walton.

poligrafo-2Fra le false accuse, quella che i sei tagliaboschi non si erano trovati davanti ad un UFO accecante da cui dopo pochi secondi sarebbe partito un raggio che tramortì il loro compagno, ma che si erano scolati troppe birre e, visto che Walton era scomparso, avevano inventato la storia dell’UFO e andava bene dare la colpa agli alieni. Era tassativamente vietato bere durante il lavoro e Walton e i suoi colleghi non lo avevano fatto, né quel giorno, né altri. Lo sceriffo Gillespie disse ai giornalisti: “Nel furgone non abbiamo trovato tracce di alcool e ho parlato a lungo con ciascuno di loro e nessuno dava segni di intossicazione da alcool”.

Altro punto sostenuto dai debunker: i testimoni avevano erroneamente valutato la visione del pianeta Giove e/o quella di un elicottero militare in manovra a distanza ravvicinata. Dice Travis Walton: “Nessuno avrebbe potuto scambiare un elicottero per un disco metallico incandescente, in bilico a meno di trenta metri di distanza. Le pale dell’elicottero avrebbero tranciato gli alberi, per non parlare dello spostamento d’aria e del frastuono tipici degli elicotteri. Una spiegazione ridicola. Il raggio blu di energia che mi colpì fu fortissimo e istantaneo, tanto che uno dei miei compagni lo descrisse come la cosa più brillante che avesse mai visto in vita sua e in nessun modo potevano essere i riflettori di un elicottero”.

Travis Walton a Roma, il 24 Settembre 2011, foto: Maurizio Baiata

Travis Walton a Roma, il 24 Settembre 2011, foto: Maurizio Baiata

In conclusione, Walton specifica: “Non prendete il film ‘Bagliori nel Buio’ come la vera storia dell’incidente di quella sera. Se avevamo bevuto? Facevamo un lavoro troppo pericoloso per consentirci di bere. L’incidente avvenne pochi minuti dopo che avevamo finito il lavoro e il gruppo fece rientro a Snowflake poco dopo l’incidente. Se avessero bevuto, i miei compagni non avrebbero mai passato i test ai quali li sottoposero. Secondo la giustizia di questo Paese, la testimonianza di sei persone che in un tribunale dichiarassero (anche in assenza del test al poligrafo) di aver assistito a un omicidio e ne avessero riconosciuto l’autore, giustificherebbe una condanna alla pena capitale, senza possibilità di appello. Invece, quando e se si tratta di un UFO, l’ombra del dubbio grava anche sulle testimonianze più attendibili. Per la prova del poligrafo c’è sempre una piccola percentuale di errore ma, a proposito dell’incidente di Snowflake, Edward Gelb, il presidente della American Polygraph Association, ha detto: ‘Le probabilità che sei persone ingannino con successo un esaminatore esperto, anche solo su un singolo punto, sono più di un milione contro una’. A oggi, sono 16 i test correttamente condotti e superati inerenti questo caso. E tutti e sette i componenti di quel gruppo non hanno cambiato una virgola della loro testimonianza”.locandina-figli-stelle

Domenica 25 Settembre, a Milano, avremo la possibilità di ascoltare dalla viva voce di Travis Walton il racconto dei fatti accaduti sulle White Mountains in Arizona il 5 Novembre 1975. Travis si è reso disponibile, accettando l’invito di Sabrina Pieragostini al IV Meeting Internazionale di Esobiologia “Figli delle Stelle – Ipotesi e Suggestioni sulla Vita Extraterrestre”, a rispondere a tutte le domande del pubblico, a chiusura del suo intervento che avrò il piacere e l’onore di tradurre.

Ricordo anche che verranno trasmessi alcuni segmenti del documentario “Travis – The True Story of Travis Walton” diretto da Jennifer Stein e inedito per l’Italia, con sottotitoli in Italiano.

Maurizio Baiata, 19 Settembre 2016

 

Per saperne di più: https://mauriziobaiata.net/2015/07/20/parlano-altri-testimoni-del-caso-travis-walton-cosa-accadde-veramente-quella-notte-di-bagliori-nel-buio/

Il link al sito di Sabrina Pieragostini, che presenta il convegno di Milano del 25 Settembre, le modalità di partecipazione e il programma degli interventi:

Figli delle Stelle

 

nuclearte

I Nuclearte saliranno sul palco del Main Stage del FIM alle 18 di sabato 10 Settembre 2016. Un evento di grande importaza per il gruppo siciliano e per i loro fans. Perché, per la prima volta, i Nuclearte eseguiranno dal vivo alcuni brani tratti dal nuovo album “Endo”, ancora non in distribuzione discografica nazionale, ma presente sulle maggiori piattaforme digitali internazionali.

Finalmente fuori da una sorta di mito, che il loro non essere presenti sulle scene musicali italiane negli ultimi due anni fosse dovuto a un “buen retiro” sulla costa palermitana durato sin troppo. Continua a leggere »

Tutto dipende dal periscopio con cui osserviamo la libertà di informazione in questo Paese. Come punto di partenza, torniamo a un momento tragico della nostra storia recente: Undici Settembre 2001, immane tragedia vissuta sul piano globale e che ha innescato e giustificato – come allora promise il presidente USA George W. Bush – la “guerra santa” dei paesi occidentali al terrorismo di presunta matrice islamica. Passava il tempo e per tutti restava impossibile liberarsi dalle immagini terribili dell’attacco al WTC, mentre interrogativi sempre più inquietanti e senza risposta logica e adeguata mettevano in discussione la versione ufficiale di Washington.

Montaggio di immagini dell'11/9/2001. Fonte: Wikipedia

Montaggio di immagini dell’11/9/2001. Fonte: Wikipedia

I media italiani avevano sposato quella versione come unica possibile e veritiera, giudicandola consona alla preparazione e maturità del popolo italiano. Ne conseguiva che nessuno spazio, in un servizio giornalistico, un programma di attualità o un talk show, venisse concesso alle informazioni e alle tesi alternative che circolavano su internet. Valutazioni tecniche e dati di fatto alla mano, la rete indicava le ragioni che denunciavano un plausibile “inside job” la cui origine riconduceva agli interessi della famiglia Bush e alle mire di Dick Cheney e Donald Rumsfeld, mentre gli esecutori materiali restano ancora senza nome, a meno non si voglia dar credito alla matrice di al qaeda. Una gran parte della Nazione Americana ne era consapevole, ma non il resto del mondo, né i mezzi di informazione tradizionali con i paraocchi.

Sul piano personale, l’abbattimento delle Torri Gemelle mi aveva ferito profondamente. Nei primi Ottanta mi ero svegliato ogni mattina aprendo le finestre che dal loft su Murray Street si affacciavano a un paio di isolati dal World Trade Center. Ero stato più volte ospite del Maurizio Costanzo Show (MCS) in qualità di esperto del settore UFO e Misteri e avevo un eccellente rapporto con la redazione. Mai mi era stato messo un bavaglio. Continua a leggere »

Il valore dell’amicizia si ritrova fra persone che mai si sono incontrate, ma che da sempre amano il Rock e il cui cuore ancora sa intenerirsi… Grazie, Marino, per il bellissimo post che mi hai dedicato e che qui pubblico. E grazie ancora a Francesco Coniglio, Direttore di Classic Rock. Maurizio Baiata    

… Ho ritrovato la mia copia dimenticata di CLASSIC ROCK di Marzo e ho cominciato a sfogliarlo… Mi soffermo a leggere la lettera introduttiva in prima pagina. Parla di BLACKSTAR di David Bowie…

Riscopro che è la cronaca d’ascolto, non la recensione, del “testamento” di David scritta da uno storico critico italiano ora “amico ” e condivisore, Maurizio Baiata

La recensione di "Blackstar" di David Bowie apparsa come Editoriale di "Classic Rock (Marzo 2016, n. 40).

La recensione di “Blackstar” di David Bowie apparsa come Editoriale di “Classic Rock (Marzo 2016, n. 40).

Sono cresciuto con CIAO 2001 e GIOVANI, poi con MUZAK e GONG, tutte gloriose riviste musicali dei ‘settanta passando per Rockerilla e Buscadero arrivando a MUSICHE, grande rivista di nicchia di musiche diverse e TEMPIDISPARI, fino alla fanzine di Paolo Carnelli Wonderful Stories…
Leggere di Musica è da quando ascolto e compro dischi è uno dei miei momenti preferiti e ritrovare Maurizio Baiata, dopo averlo letto più di 40 anni fa su CIAO 2001, su CLASSIC ROCK e spero prossimamente su PROG, mi ha dato un brivido antico…

In questa epoca di Web la vecchia carta riserva ancora un certo fascino come tirar fuori un disco in vinile dalla busta e metterlo sul piatto… specie per noi vecchi ma sempre “giovani” appassionati.

Marino Passarella, grande esperto di Rock.

Marino Passarella, grande esperto di Rock.

 

Welcome back Maurizio e, come dice il direttore, bella recensione, di quelle che ti fa venire voglia di sentire il disco se non l’hai ancora fatto…

di Marino Passarella, dalla sua pagina Facebook, 11 Aprile 2016 

OAK – “VIANDANZE”

recensione di Maurizio Baiata 

L’aver chiuso le frontiere della passione e dell’invenzione in nome della ragione, in questi ultimi anni nella pop music ha assunto proporzioni parossistiche. La ragione ha imposto le definizioni, le classificazioni, categorie e sottocategorie e, per chi abbia superato i cinquanta, entrare in un negozio di dischi oggi e orientarsi grazie a quelle etichette che fanno da marker, da indicatori di direzione, a tratti appare utile, a tratti ci fa assalire dalla sensazione frustrante di esserci svegliati nel secolo sbagliato. Poi invece, ti capita un cd come “Viandanze” e le cose tornano al posto giusto. Sì, non hai bisogno di ansiolitici per districarti, qui ci sono solo menestrelli e cantori, ma elettrificati e battaglieri, e saltimbanchi e pifferai, ma ben accordati, che fanno tutti lo stesso gioco, suonano e cantano per la gioia del nostro spirito. Non da poco, per l’epoca in cui viviamo.

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“Oak” la quercia, simbolo delle radici che affondano in un terreno per restarci e crescere, incarna un gruppo che appartiene a un modo di fare comunicazione acustica e visuale, non Rock come linguaggio, ma come simboli che evocano immagini ed emozioni senza tempo. Simboli che troviamo subito nell’incedere chiaro e pulsante di “Magica Noce”, brano di apertura caratterizzato dal flauto di Jerry Cutillo e dalle voci bianche degli alunni della scuola elementare di Faido, un paese della Svizzera Italiana dove sono stati realizzati i mixaggi, negli studi Sound Avenue di Bellinzona. Come a dire che una tradizione risalente al tempo di danze gioiose che la macabra inquisizione volle trasformare in roghi e tragedie, in realtà era il girotondo e il salterello per trovare il contatto con l’essenza della natura, fra il femminile e il maschile, nel compimento di un’opera alchemica tesa al centro dell’essere, il super essere androgino. Continua a leggere »

Con la scomparsa di Keith Emerson avvenuta il 10 Marzo scorso, la storia del grande Rock ha perso una delle sue figure più carismatiche. Prima con i Nice, poi con Emerson, Lake & Palmer, gli anni Sessanta e Settanta furono segnati dal suo genio che, oltrepassate le linee di demarcazione fra Jazz, Rock e Classica-Sinfonica, attraverso l’elettronica, l’improvvisazione e le super amplificazioni aveva indicato la strada per la Teoria Unificatrice, per il nuovo mondo che qualcuno anni dopo avrebbe definito propriamente o meno “Progressive Rock”.

 

Keith Emerson articolo Manuel 28:7:74 n. 30Tutto questo ebbe un costo. ELP furono accusati di aver disperso la propria vena creativa, compositiva ed esecutiva in nome della spettacolarizzazione e della mercificazione di se stessi, ridotti a mero “prodotto di consumo”. Anziché unire, ELP stavano dividendo e, rispetto a tale situazione anomala, Emerson, Lake & Palmer, la rock band allora più famosa, finì sotto il tiro incrociato di gran parte della critica mondiale. Continua a leggere »

PABLO AYO: VISITATORI DA ALTRI MONDI 

-Casi, Testimonianze e Studi sugli INCONTRI RAVVICINATI DEL QUARTO TIPO

Armenia Editore 2016

“Mai Smettere di Cercare” – Prefazione di Maurizio Baiata 

Dotato degli strumenti utili per approcciare una materia vasta e difficile che si attanaglia all’inconscio e fatica ad emergere proprio perché appartiene e deriva dalle zone d’ombra del nostro piano di esistenza, Ayo racconta una storia molto diversa da quella che sinora ci era stata raccontata.

"Visitatori da Altri Mondi", il libro di Pablo Ayo (Armenia editore, 2016) appena uscito nella collana Miti senza Tempo.

“Visitatori da Altri Mondi”, il libro di Pablo Ayo, uscito nella collana “Miti senza Tempo” (Armenia editore, 2016).

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UFO e Piloti

Nell’illustrazione di Alberto Forgione, un caccia iraniano all’inseguimento di un UFO nel cielo di Tehran. Era il 19 Settembre 1976.

La situazione ufologica italiana appare triste riflesso di quella politica. Immobile, sottomessa alla regola secondo la quale lo status quo conviene molto di più del cambiamento. Per questo, all’avvicendarsi al governo di compagini partitiche di segno diverso, nulla cambia. Tali forze, sono infatti accomunate dalla medesima finalità: il malaffare. Orecchie tappate e bocche cucite. A nessuno, nei posti di potere, conviene parlare di UFO. Nessuno si fa portatore di istanze parlamentari in merito agli UFO. Nessun segnale giunge neanche dal Movimento Cinque Stelle, come fosse ignaro della cosa, nonostante per sua stessa natura dovrebbe avere ottime ragioni per occuparsene.

Forse, i grillini non la ritengono una priorità, o hanno timore di avventurarsi in un territorio che ritengono non di loro competenza, o forse pensano che sarebbe una battaglia persa in partenza. Al contrario, non dovrebbe, il Movimento Cinque Stelle chiedersi come mai – cosa sia mancato sul piano dell’efficacia politica – tutte le interrogazioni sugli UFO al Parlamento Italiano non abbiano avuto successo e che anche in sede europea siano fallite? Non sarebbe una bella sfida, questa, per il M5S? Vediamone alcuni passaggi storici, prima in Europa.

Nel 1993 un eurodeputato belga di origine italiana, il socialista Elio Di Rupo propose al Parlamento Europeo l’istituzione di un Centro Comunitario di studio sul fenomeno UFO. Nonostante l’appoggio dell’illustre fisico Tullio Regge, l’iniziativa non fu accolta con favore dai maggiori Paesi sotto l’ombrello NATO, per ragioni di opportunità, per priorità più rilevanti, o per incompetenza. Gli Inglesi, pur ammettendo che se ne occupavano formalmente, si trincerarono nel loro consueto distacco britannico; gli Italiani si espressero solo con un sussiegoso cenno dell’Aeronautica Militare; i Francesi e gli Spagnoli non si dimostrarono disposti, né preparati a sostenere un impegno di divulgazione sulla reale portata del problema. L’idea di un organismo europeo super partes morì sul nascere.

In Italia la questione era stata dibattuta già nel lontano 1950, con un’interrogazione parlamentare al Senato. Al termine di una breve scaramuccia, l’allora sottosegretario alla difesa, il democristiano Nicola Vaccaro sentenziò: “Gli osservatori di meteorologia dell’Aeronautica non hanno mai segnalato alcun fenomeno che potesse avere una qualche attinenza con quanto è stato riferito genericamente, e talvolta anche in modo contrastante, dalla stampa e dalla voce pubblica sull’apparizione dei dischi in territorio italiano”. Il silenzio che ne seguì fu rotto solo dagli sporadici belati di ufologi tenuti al guinzaglio da logge massoniche e aderenze militari.

Devono passare 28 anni, prima che di UFO si torni a dibattere in Parlamento. A furor di popolo. A seguito dell’eccezionale “flap” (ondata di avvistamenti) del 1978, il socialista Falco Accame si rivolge al Ministro della Difesa Ruffini, chiedendo la derubricazione dei casi studiati dalla nostra aeronautica. La bordata di Accame non arriva al ponte di comando del Paese. Ci riprovano sei anni dopo i democristiani Abete, Fiori, Scaiola e il socialdemocratico Scovacricchi, con un’interpellanza presentata al Presidente del Consiglio Craxi. Il solo effetto positivo che ne scaturisce però è importante: messo alle strette, il governo deve ammettere che una sezione del Secondo Reparto dello Stato Maggiore dell’Aeronautica studia il fenomeno a fini statistici e raccoglie i dati derivati dalle segnalazioni. I casi archiviati erano poche centinaia e di scarsa rilevanza, ma non si poteva più dire che le nostri militari ne fossero all’oscuro.

Tredici anni dopo, la situazione cambia leggermente, a seguito di una nuova ondata di avvistamenti. Sono i deputati verdi Mauro Paissan e Massimo Scalia a inoltrare un’ennesima interrogazione, preoccupati soprattutto dagli avvistamenti registrati in prossimità di installazioni militari (Ciampino e Pratica di Mare). Potevano esservi implicate “sperimentazioni o esecuzioni militari segrete”? Nessuna risposta.

Nel Novembre 2010 l’onorevole Mario Borghezio della Lega Nord chiede al Parlamento europeo di approvare una dichiarazione nell’intento di creare una “commissione europea sugli UFO”, un osservatorio comune composto dai 27 governi membri dell’UE. Paesi quali Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia, eccetera, avrebbero dovuto aprire i loro archivi classificati e rilasciare tutti i documenti relativi agli UFO. “Il mio obiettivo è ottenere l’apertura degli X files segreti dei governi europei” dichiarava Borghezio, affrontando secondo lui in maniera “politicamente corretta” un problema che riguarda la nostra storia moderna. La sua iniziativa fu accolta con un misto di noncuranza e curiosità. Alcuni Paesi in seguito hanno derubricato alcuni files, ma qualcuno ricorda di cosa si trattava? Specchietti per le allodole.

D’altra parte, la nostra classe politica brilla per trasparenza e correttezza, vero? Quindi, perché mai dovrebbero i suoi esponenti, di qualunque partito che sia oggi o sia stato in passato al potere, farsi paladini di una “crociata” ad alto coefficiente di rischio, laddove  la questione UFO implica i servizi segreti, i finanziamenti occulti, le black ops, le prove sparite, la soppressione di testimoni scomodi, e alla quale sarebbe molto difficile far fronte efficacemente e in maniera compatta? Meglio far finta che il problema non esista. Esattamente quello che da sempre fanno i vertici dell’Aeronautica, attraverso le dichiarazioni dei loro portavoce. Ad esempio, quella che nel 2009 fornì il Generale Roberto Di Giorgio, capo del Reparto sicurezza dell’Aeronautica Militare, intervistato da Claudio Brachino per il programma televisivo di Rete 4 “Top Secret”. Con un dribbling alla Gianni Rivera (già sottosegretario alla Difesa e anch’egli chiamato a rispondere nel 2000 a un’interrogazione proposta da Delmastro delle Vedove) Di Giorgio affermava che alcuni avvistamenti potrebbero essere UFO, ma che, anche se lo fossero, non sono navi spaziali aliene, tutt’al più potrebbe trattarsi di prototipi segreti di altre nazioni. Il che significa che i nostri cieli sono impunemente sorvolati da velivoli sconosciuti, ma che non c’è da preoccuparsene. In realtà, la gente vuole e merita risposte vere, non le “negazioni plausibili”, anche se la domanda riguarda “solamente” l’avvistamento di un UFO.

Proprio su questa smaccata incongruenza, il Movimento Cinque Stelle potrebbe porre  al Parlamento la questione, chiara e semplice, sottolineando la necessità di proteggere i nostri cieli da intrusioni di velivoli potenzialmente ostili. Lo impongono le avvisaglie di una crisi geopolitica mediorentale dalle conseguenze disastrose per una nazione tanto vulnerabile nel Mediterraneo. Lo impone, soprattutto, la logica di un impegno sociale e civile da sostenere apertamente in sede politica, per vedere rispettato il diritto dei cittadini di sapere quello che viene loro nascosto da decenni.

Maurizio Baiata, 20 Febbraio 2016

Questo Editoriale si basa su riferimenti “storici” tratti da un articolo, dello stesso autore, pubblicato nel 2012 dal quotidiano online L’Indro.

http://www.lindro.it/in-parlamento-e-silenzio-sugli-ufo/?pdf=9024

 

 

 

Ravvedimenti tardivi e pilotati, confessioni-bomba a mezzo stampa, libri-verità o video interviste su Youtube, dopo una vita passata nell’ombra, personaggi legati all’intelligence americana, improvvisamente vuotano il sacco facendo “outing” su segreti UFO ed Extraterrestri dei quali sono a conoscenza. Sembrano seguire un copione scritto da qualcuno “dietro le quinte” (escludendo mani aliene) e la gente ci crede. Sono i “whistleblowers” (spifferatori), da noi meglio noti come “rivelatori”, o gole profonde. Soffermiamoci su due casi recenti, fra i più significativi.

L'ingegnere aerospaziale Boyd Bushman mostra una delle foto di un presunto alieno.

L’ingegnere aerospaziale Boyd Bushman mostra una delle foto di un presunto alieno.

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Lou Reed al Bottom Line. Foto tratta dal video "A Night With Lou Reed.

Lou Reed al Bottom Line. Foto tratta dal video “A Night With Lou Reed”.

Washington Square Park, Manhattan, 1983, al centro del Greenwich Village, cuore culturale e artistico di New York. Siamo nella parte West – mentre a East, nella cosiddetta Lower East Side sconsigliano di mettere piede, feudo dei Portoricani, degli spacciatori neri, dei drogati e dei reietti, dei “bums”, gergale per homeless, i senza tetto. Figure rannicchiate per terra, appoggiate ai muri o negli anfratti dei palazzi che vanno dalla Avenue A alla Bowery, grandi strade parallele e altre piccole che si intrecciano e insieme costituiscono la cosiddetta Alphabet City, per via delle lettere che denominano le avenues: A, B, C, D… Non a caso, in quegli anni il Punk newyorchese stava trovando luogo, ragioni e forza espressiva proprio in quella zona malfamata. I locali di punta erano il CBGB e il Max’s Kansas City, ma altri venivano su come funghi invisibili e da lì la musica New Wave e Punk avrebbe squassato le fondamenta del Rock e fatto piazza pulita Continua a leggere »

Jim Morrison (© Elektra - photo by Joel Brodsky)

Jim Morrison (© Elektra – photo by Joel Brodsky)

Molti sanno chi era Jim Morrison, James Douglas Morrison, la “voce” del gruppo The Doors. Jim era un poeta. Ne siamo certi perché le parole delle canzoni dei Doors erano sue poesie, nude e crude, migrate su un’intelaiatura musicale. Il tessuto che ne nasceva era un misto di Rock scarno ed essenziale basato sulla punteggiatura delle tastiere di Ray Manzarek e la base ritmica creata dal chitarrista Robbie Krieger e dal batterista John Densmore. In pratica, un trio. La voce di Morrison dominava, come un urlo di luce nel buio della notte. Il gruppo si formò a Los Angeles, California, nel 1965 e il nome The Doors derivò dal titolo del libro dello scrittore visionario Aldous Huxley, The Doors of Perception, Le Porte della Percezione. In breve, per la serie la Storia della Grande Musica Rock, personalmente inserisco i Doors nella top ten delle band più importanti di sempre e il nome Jim Morrison al primo posto in assoluto fra le voci soliste maschili.

Ora, Jim morì nel 1971, una meteora nella nostra vita. Ray Manzarek , in un’intervista rilasciatami nel 1982, lo disse a chiare lettere: «Jim e io eravamo su una spiaggia a Venice una sera, circa tre mesi dopo aver costituito i Doors. Discutevamo. Si parlava della vita e della morte. A un certo punto Jim mi ha chiesto: “Hey man, dimmi, tu quanto pensi che vivrai?” E io: “Ma, non so, penso che mi piacerebbe vivere fino… forse… fino a 87 anni. Perché, tu invece cosa pensi?” – E Jim: “No, non io, man, non so quanto vivrò, ma certo non sarà ancora per molto… Vedi, io penso a me come a una shooting star (una stella cadente), sai come capita, stai in giro la notte, alzi gli occhi al cielo e la vedi. E ti dici ‘guarda come è bella!’ e intanto anche gli altri la vedono e dicono ‘Wow! Guarda!’ e poi… feeeewww… e la stella cadente brilla fulgida in mezzo a quel paradiso e poi… puff, è andata’. Ecco come mi vedo io, amico.» 

Esattamento questo è successo con l’apparizione e la breve presenza nel nostro piano di esistenza di Jim Morrison. Tanto breve anche fu la storia dei Doors che mai vennero in Italia e infuocarono le stagioni della California musicale dei secondi anni Sessanta. Non tutto fu “Flower Power” e pacifismo, non tutto fu psichedelia e la voglia di far nascere una nuova nazione giusta e pulita. Era tale, infatti, il marciume dell’Occidente che si rifletteva sulla giungla di asfalto di Los Angeles, che Jim Morrison e i Doors non avrebbero potuto fare altro che urlare e lottare, con la loro arte inarrivabile. Fu una breve lotta. E fu il mondo intero a perderla alla morte di James Douglas Morrison.

Una poesia di Jim Morrison

(da Wilderness: The Lost Writings of Jim Morrison, Villard Books, New York, 1988)

Cold electric music 

Damage me

Rend my mind

w/your dark slumber

Cold temple of steel

Cold minds alive

on the strangled shore

Veterans of foreign wars

We are the soldiers of

Rock & Roll Wars

 

Fredda musica elettrica

Feriscimi

Strappa la mia mente

con il buio del tuo dormire  

Tempio di freddo acciaio

Fredde menti vive

sulla riva strangolata

Veterani di guerre straniere

Noi siamo i combattenti 

delle Guerre Rock & Roll

 

Maurizio Baiata, 11 Febbraio 2016

 

 

La Psicomagia di “Blackstar”

Come David Bowie ha trovato se stesso 

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Seppure trascorsa l’onda emozionale, ascoltare “Blackstar” (in vinile, prima stampa) è esperienza traumatica. Cercare di annodarne i fili significa ripartire da capo e proiettarsi nel futuro, compiere un viaggio con Bowie dai banchi di scuola al luogo in cui le ceneri di un essere umano sono destinate a essere sparse, nel vento dall’alto di una roccia a strapiombo sul mare. E la cerimonia inizia con il brano che apre la facciata A e che all’album dona il titolo. “Blackstar” si distingue in due parti che a ¾ si fondono. La prima sembra uscita da una pagina crimsoniana, la seconda da una dei Dead Can Dance. La voce al centro del tutto, una cadente dimora medioevale – «In the Villa of Ormen» dai segreti e significati esoterici impenetrabili e di libera interpretazione – in cui Bowie si muove come bardo ossianico. Invito spettrale, ma dal momento in cui il Farfisa intesse la seconda parte, orchestrale, la sua maestosa estensione dice che il viaggio psicomagico ci condurrà dalle radici del beat alla vetta della montagna sacra di ogni avanguardia Art Rock.  

Il secondo brano “’Tis a Pity She Was a Whore” ha un incipit martellante che ti trascina in una lounge fumosa e malfamata di una città anni ’50, dove un crooner sta in scena accanto a qualcuno che picchia monotonamente su una batteria sgangherata. I fiati qui rasentano la follia. Jazzisti formidabili guidati da Bowie e Tony Visconti senza una sbavatura, da metronomo. Fra di loro, ai fiati Donny McCaslin, al basso Tim Lefebvre, batteria e percussioni Mark Guiliana.

Con “Lazarus” le cose cambiano e i brividi corrono, per la sua consistenza alla finale di “Blade Runner”, il tempo ormai fermo. Bowie lo fotografa nella sua amata New York, dove sussurra “ha vissuto come un re sperperando il suo denaro”. David chiude il cerchio, trova se stesso. Sei al mix del tuo ultimo album agli Electric Lady Studios cosciente che morirai a breve e dici a quel sax come deve entrare e lo strumento ubbidisce e ti sorride, anticipando i colpi di una chitarra sospesa nel cielo plumbeo della tua anima.DAVID-BOWIE_LP_-1000x600

La side B si apre con “Sue” ha una struttura da sezione ritmica tagliente britannica, di batteria/percussioni/basso su cui Bowie usa la voce per innestare a cascata, le tastiere. Ostinandoci a voler dare un “senso storico” a questa musica di Bowie potremmo azzardare un suo lontano ipotetico parallelo con quello che i King Crimson non sono stati dopo la loro prima incarnazione, se al posto di Lake ci fosse stato Bowie e al basso fosse entrato Jannick Top dei Magma. Impietoso e sempre più furioso, il materiale sonoro qui, come se alla regia ci fosse una creatura alla Frankestein, la testa di Bowie, le gambe di Vander e le braccia di Fripp.

Se sin qui ti sei lasciato prendere, “Girl Loves me” rischia di farti lasciare. Tanto il testo, quanto la musica diventano favola schizofrenica, saltellante, manicomiale, non fosse per i cori che Bowie mantiene miscelati a tappeto. Il brano si dipana come su un teatrino delle marionette e in questo forse ha sempre avuto ragione lui, lasciare che la vita resti in sospeso, zen allo stato puro. Il testo è senza fili, la filastrocca grottesca, operazione zappiana con una sua logica sottotraccia, nelle partiture di archi, bruscamente interrotte a mo’ di finale cinematografico.

“Dollar Days”, sin dall’inizio si annuncia come una ballad da cattedrale elettronica, il beat della creazione del tutto in un’epoca in cui ancora le grandi orchestre facevano la musica che la gente ascoltava seduta ai tavoli in abito da sera… E Bowie canta elegantemente la sua morte qui, la spiega nel suo essere sincero sino in fondo,«I’m Dying To» che suona «Too» si capisce per come lo pronuncia. Le ultime mani del suo poker con la vita Bowie le gioca con un complice, un sax che Gerry Mulligan avrebbe voluto suonare, incantato ed epico come nella “Gandharva” di Beaver & Krause. Senza soluzione continuità arriva il finale, “I Can’t Give Everything Away”. Non posso dare via tutto. Qui Bowie gira le riprese della scena finale sul set del suo film, per una trama alla quale non voleva mettere la parola fine, costretto da esigenze di copione. Deve molto alla frippertronics, dal momento in cui dice«I know something is very wrong» e costruisce un’invocazione iterativa, a noi rivolta, scandita dalla chitarra che entra lancinante dentro, deve ripetersi, ancora e ancora e ancora e ancora.

La luce della lampadina accanto alla scrivania si affievolisce lentamente, emette flash sempre più fiochi, come respiri che si spengono, mentre termino gli appunti al primo ascolto di questo capolavoro. Mi alzo e mi avvicino al giradischi su cui la testina gira ancora, la alzo e torno a sedermi. Nella stanza resta acceso solo lo schermo del computer.

Maurizio Baiata, 5 Febbraio 2016

 

UN IMPORTANTE AGGIORNAMENTO

Ricevo e volentieri pubblico due annunci emessi alcune ore fa dalla Redazione di “Mistero” e consultabili sulla pagina Facebook della trasmissione: https://www.facebook.com/mistero.it/?fref=nf

Ricordo che il frammento in questione è esposto in una sala della sezione “Alieni”, da me curata, della Mostra MISTERO THE EXPERIENCE che ha aperto i battenti a Torino a metà dello scorso Novembre e resterà aperta al pubblico per altri due mesi. Il sito della Mostra: http://www.misteroexperience.it/index.php

Maurizio Baiata, 19 Gennaio 2016

Primo ANNUNCIO:
Stiamo cercando una persona, un uomo di origine indiana che un po’ di tempo fa è stato alla nostra mostra Mistero – The Experience a Torino. Durante la sua visita, l’uomo ha maneggiato il frammento di astronave extraterrestre fornitoci da Maurizio Baiata e ha fatto una specie di rito indiano. Il frammento ha improvvisamente iniziato a irradiare luce, calore ed energia.
Vorremmo che questo signore ci contattasse, visto che non sappiamo come trovarlo. Ci piacerebbe capire bene cosa ha fatto.
Intanto, ne parleremo su Mistero Magazine di febbraio.
Se questo signore ci sta leggendo, ci contatti!!!

La redazione

Secondo Annuncio

PRESUNTO PEZZO DI ASTRONAVE ALIENA SI ILLUMINA MISTERIOSAMENTE
Due settimane fa circa un uomo ha visitato la nostra mostra con la sua compagna. Questo signore si è soffermato a lungo sul presunto pezzo di astronave aliena esercitando delle tecniche di meditazione e concentrazione che hanno portato l’oggetto ad illuminarsi di luce propria.
Ovviamente ci piacerebbe approfondire questo particolare fenomeno e soprattutto confrontarci con tutti coloro che possano captare energia da questo reperto.
Quindi invitiamo il signore a ritornare a trovarci, così come invitiamo chiunque pensi di poter ripetere l’esperimento a contattarci in privato.
Grazie.

Il frammento siliceo esposto alla mostra "Mistero the Experience". (Foto © Pasquale Galasso)

Il frammento siliceo esposto alla mostra “Mistero the Experience”. (Foto © Pasquale Galasso)

E ora, il mio articolo. Buona lettura.

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Per abbracciarlo, seduto sul suo scooter elettrico con cui gironzola agevolmente, bombola a ossigeno con cannule nelle narici, devo piegarmi su di lui. Wendelle stende le braccia mentre il viso scarno e profondamente segnato si illumina in un debole sorriso. Ci sistemiamo al grande tavolo rettangolare della redazione della rivista “Open Minds”, che mi vede ancora direttore. Questo sarà il nostro ultimo incontro. È il 25 Agosto 2010.

Il colonnello Wendelle Stevens nell'ufficio di John Rao, Open Minds, a Tempe, AZ. (foto: Maurizio Baiata)

Il colonnello Wendelle Stevens nell’ufficio di John Rao, Open Minds, a Tempe, AZ. (foto: Maurizio Baiata)

Wendelle passa a trovarci regolarmente ogni mercoledì, se le sue condizioni glielo consentono. Negli ultimi tempi, l’età e i malanni hanno avuto il sopravvento. Dal mio arrivo a Tempe nell’Aprile 2009, l’ho visto deperire rapidamente, ma nella conversazione resta acuto, coinvolgente, impossibile quasi interromperlo nelle sue digressioni, molte delle quali ho registrato e ho intenzione di pubblicare al più presto.

Torniamo indietro, a poco più di un anno prima, nella sua casa di Tucson a poco meno di 200 chilometri da Phoenix. Continua a leggere »

UNDICI GENNAIO 2016

Sono sconvolto dalla notizia della morte di David Bowie. Ho avuto il grandissimo onore di incontrare questa meravigliosa creatura artistica e umana, figlia della nostra Terra e di altri luoghi del Cosmo e dell’Anima, che per qualche recondita ragione volle concedermi un’intervista a New York nel 1981. La più importante della mia vita.

Grazie, David!

Il seguente testo, di introduzione all’intervista, risale al 15 Novembre 2014.  

Un amico, giornalista e producer musicale che vive a New York e non vedevo da lunghi anni, mi ha detto alcuni giorni fa che intervistare David Bowie oggi è impresa pressoché impossibile. A tre anni dai 70, la sua salute sembra tenerlo lontano da incontri con la stampa. Io ho avuto la fortuna di intervistarlo molto tempo fa e tutto quello che allora mi raccontò fu audio registrato su una cassetta che possiedo ancora. Non si è smagnetizzata.music_26_aprile1981_uno

Vivendo e lavorando come giornalista musicale a New York per quasi tutti gli  Ottanta, prima attraverso le corrispondenze scritte per il settimanale “Ciao 2001”, poi con quelle radiofoniche per diversi programmi di Radio Tre, poi come capo servizi Cultura e Spettacoli del quotidiano “Il Progresso Italoamericano”, ebbi il privilegio di trovarmi faccia a faccia con mostri sacri del mondo dello spettacolo, alcune Rock star internazionali e grandi attori e registi del Cinema Italiano.

Nel Dicembre 1980 Mark David Chapman, che spero marcisca in galera sino alla fine dei suoi giorni, uccise John Lennon colpendolo con cinque colpi di pistola nell’androne del Dakota, il palazzo sulla 72.ma Strada. Chapman era un suo fan e lo era anche di Bowie, che in quei giorni era in scena con “The Elephant Man” al Booth Theatre di Broadway.

Se non fosse riuscito a far fuori Lennon, avrebbe poi detto in seguito, la sua seconda opzione sarebbe stata David Bowie, che dal Settembre 1980 e sino Gennaio 1981 avrebbe calcato il palcoscenico del Booth Theatre a Broadway, interpretando il personaggio dello sfortunato John Merrick, reso grottescamente deforme dalla neurofibromatosi, che nel film di David Lynch del 1980 era John Hurt.  Continua a leggere »

La gente di ogni nazione ha il diritto di sapere la verità sugli UFO. Una realtà tenuta celata da strutture di potere, palesi e occulte, che perpetuano una strategia del silenzio grazie a due fattori che mettono a posto la coscienza di responsabili politici e capi di governo.

Il Presidente USA Barack Obama con l'allora consigliere della Casa Bianca,  John Podesta, a Washington, DC, il 21 Maggio 2014.        (Foto: JIM WATSON/AFP/Getty Images)

Il Presidente USA Barack Obama con l’allora consigliere della Casa Bianca, John Podesta, a Washington, DC, il 21 Maggio 2014. (Foto: JIM WATSON/AFP/Getty Images)

Il primo fattore è costituito dal principio secondo cui la segretezza è data dalla natura sconosciuta, quindi potenzialmente ostile, di oggetti volanti non identificati che possono costituire una minaccia per qualunque Stato della Terra. Se di tale aspetto si fanno notare le premesse e le conseguenze ad un militare di alto grado, la sua reazione sarà di malcelata insofferenza. Chi si azzardasse ad insistere, sottolineando che gli intrusi penetrano indisturbati nei nostri cieli – in barba al NORAD e a qualunque altro sistema di super controllo radar – esibendosi in manovre e con prestazioni che surclassano ed eludono la sorveglianza e/o i tentativi di intercettazione e/o di abbattimento da parte delle forze di aria, di terra e di mare terrestri, beh, allora il colorito del nostro interlocutore passerebbe al livido e dalle sue labbra sfuggirebbero minacce. Ovvio, il suo ruolo viene messo in discussione, impotente di fronte ad autentiche manifestazioni UFO, non di droni o di prototipi strani costruiti dall’uomo, amico o nemico che sia. 

Il secondo fattore, connesso anch’esso con la sicurezza internazionale e globale, riguarda le popolazioni, che i poteri ritengono non pronte al salto evolutivo della presa di atto e di coscienza della realtà della presenza Extraterrestre. Le genti vengono ingannate sistematicamente, dichiarando che il fenomeno non esiste e, qualora esista, le forze militari sono in grado di gestire la situazione. 

È vero il contrario: sono le persone e non i governi, ad essere in grado di gestire la verità.

Il 22 Ottobre 2002, in una conferenza stampa al National Press Club organizzata dalla Coalizione per la Libertà di Informazione, il giurista italoamericano John Podesta, presidente della campagna presidenziale 2016 di Hillary Clinton e da sempre uomo di fiducia di Barack Obama, chiedeva la derubricazione di tutti i documenti UFO contenuti nei fascicoli governativi, perché “molto francamente, gli Americani POSSONO gestire la verità… e perché  lo impone la Legge”. Il suo appello restava inascoltato.

Tredici anni dopo, appare chiaro che anche l’attuale Presidente degli Stati Uniti non ha i poteri per fare la mossa che attendiamo da decenni: il riconoscimento formale dell’esistenza di esseri extraterrestri in contatto con la razza umana. Né ha il potere di rendere di pubblico dominio i files delle agenzie e dei servizi segreti che si occupano del fenomeno. I suoi predecessori, da Truman a Eisenhower, da Carter a Ford, da Kennedy a Reagan, non possono non avere fatto i conti con la stessa questione. E tutti – chi in un modo chi in un altro – ne sono usciti sconfitti.

E sconfitta ne è uscita quella che ci ostiniamo a credere una civiltà moderna ed evoluta. Un’intera civiltà occidentale basata sulla menzogna.

Maurizio Baiata, 28 Dicembre 2015

Carlo Barbera.

Carlo Barbera

Prologo, per mio Fratello

Di Carlo Barbera

La storia di ogni essere umano, lascia una traccia indelebile nell’esistenza collettiva della nostra razza, un solco inciso nella memoria dell’intero Universo che annullando il tempo e lo spazio, diviene patrimonio di conoscenza e saggezza condivisa fino alla radice della materia e dell’energia, fino agli elementi fondamentali della vita cosmica. Ogni essere umano è quindi un protagonista dell’universo e, come tale, creatore e distruttore di vita, di realtà e di mondi.

La storia di Maurizio Baiata è quella di un protagonista, con la sua energia, le sue idee, le passioni, la lotta, le vittorie e le sconfitte, le delusioni e i successi, le gioie e le sofferenze, l’amore. Ha cercato l’amore, Maurizio, quell’amore che “muove i mondi e le altre stelle”, quella forza motrice dell’universo che lo ha voluto protagonista della sua generazione, lo ha chiamato a vivere, tenacemente, lo ha voluto fortemente presente nel suo tempo, come un combattente, come un vero karateka, innamorato della vita perché alla vita riportato da quelle invisibili mani che ora scopre essere state con lui, per lui, mani di amici invisibili che lo hanno amato davvero. Continua a leggere »

Roma, Domenica 14 Ottobre 2006, 11 del mattino. Via del Corso è affollata come sempre. L’incredibile andirivieni della gente che fa shopping si interrompe entrando nella sfarzosa e ovattata hall del Grand Hotel Plaza, dove mi attende Jack Sarfatti, il fisico eretico. Una delle menti più fervide di quella generazione di scienziati hippie e ribelli che ha segnato l’avvento della fisica quantistica nella scena scientifica mondiale. All’intervista ha preso parte la collega Paola Harris, da anni amica di Sarfatti, che ringrazio immensamente per aver stabilito con lui il contatto e reso possibile questo nostro incontro nella capitale.  

Jack Sarfatti, Paola Harris e Maurizio Baiata, a Roma nel 2006. (foto: Archivio Maurizio Baiata)

Jack Sarfatti, Paola Harris e Maurizio Baiata, a Roma nel 2006. (foto: Archivio Maurizio Baiata)

Maurizio Baiata: Dottor Sarfatti, lei sembra tenersi in disparte, quasi un cane sciolto, fuori dalle dispute e dalle sciocche diatribe tipiche della comunità scientifica. Come mai?

Jack Sarfatti: Perché mi dà la libertà di pensare. Nel mondo scientifico la repressione è simile a una mafia, a fronte dei finanziamenti che, da parte della scienza ufficiale, diminuiscono. Due nuovi libri sulla teoria delle stringhe, Not Even Wrong di Peter Woit del dipartimento di Matematica della Columbia University e The Trouble with Physics di Lee Smolin del Perimeter Institute, fondato da un multimiliardario in Canada per cercare di superare le barriere dell’ortodossia scientifica ufficiale, denunciano il fatto che la fisica teorica è monopolizzata dalla teoria delle stringhe ed è diventata come una chiesa, una religione. Tutto ciò che abbiamo è una matematica, molto affascinante. I matematici provano ad occuparsi di fisica e producono dati interessanti, ma dalla teoria delle stringhe non hanno tirato fuori alcuna previsione che corrisponda alle osservazioni empiriche. Non sono riusciti a far luce su nessuno degli enigmi della scienza, come l’energia oscura dell’Universo, o perché l’Universo sta accelerando, o cosa sia il campo antigravitazionale che, secondo me, è collegato alla propulsione degli UFO. E, siccome la comunità scientifica ha totalmente rifiutato i dati sugli UFO e sul paranormale, è rimasta con un database di informazioni veramente ridotto. Inoltre, non avendo collegato i dati sugli UFO e sul paranormale, per vedere la cosa nella sua totalità in modo che ogni tassello prendesse posto nel puzzle e acquistasse un senso, la fisica si è avvizzita in un vicolo cieco. Continua a leggere »

Per il libro “Gli Alieni Mi Hanno Salvato la Vita” chiesi ai miei amici Ernesto Assante e Carlo Barbera, di scriverne la prefazione, non appena avessero letto la bozza della prima edizione. Mi hanno fatto un grande regalo. Due prefazioni bellissime, scritte con il cuore. Ancora adesso, per me, a quattro anni dall’uscita della prima edizione, l’emozione che provo nel leggerle è viva e forte ed è difficile da descrivere. La miglior cosa da fare è condividerla.

Iniziamo con la Prefazione di Ernesto Assante, intitolata “Il Sapere in Una Canzone”.

Ernesto Assante (foto: La Repubblica)

Ernesto Assante (foto: La Repubblica)

Il Sapere in una Canzone

Di Ernesto Assante

Conosco Maurizio Baiata da molto prima che lui conoscesse me. Ero un lettore di “Ciao 2001”, un avido consumatore di letteratura Rock e lui era una delle “figure di riferimento” per me, che sognavo di fare il suo lavoro, il giornalista musicale. Leggendo le cose che scriveva ho imparato a fidarmi di lui, dei suoi pensieri, delle sue idee.

E solo anni dopo, quando l’ho conosciuto davvero ed è diventato mio amico, ho avuto conferma che quello che pensavo era vero: Maurizio vedeva più lontano degli altri. Bene, il libro che state per leggere parla esattamente di questo, di guardare oltre, sempre e comunque, di vedere quello che normalmente non si vede, sentire quello che normalmente non si sente, provare quello che normalmente non si prova. Ovvero la vita di Maurizio Baiata, una straordinaria esistenza che può diventare materia, come in questo caso, di letteratura, di un racconto, di un “romanzo”, fatto però di vita vera e vissuta.

In fondo, fare il critico musicale è esattamente questo, provare a vedere quello che non si vede, a sentire quello che non si sente e raccontarlo agli altri. Maurizio non ha cambiato mestiere affrontando altri argomenti e lo si vede, lo si legge benissimo, nelle pagine di questo libro. Maurizio ci porta altrove, sempre, sia che parli di musica, sia che ci racconti di esperienze sensoriali differenti, sia che parli di UFO. E l’altrove è un luogo meravigliosamente ricco, affascinante, dove non tutti possono, vogliono, riescono ad arrivare. Maurizio vede più lontano, e ci racconta la sua storia, con la semplicità di chi non considera la sua esistenza qualcosa di “strano”, perché è abituato, da sempre, a vedere oltre, a vivere oltre. Il Rock, gli UFO, o qualsiasi altra cosa catturi la sua attenzione, la sua inarrestabile passione, la sua creatività, i suoi sentimenti, diventano immediatamente materia per vivere, per respirare, materia da condividere con gli altri, cibo per la mente e per l’anima.front cover verdechiaro

Ed è di questo che è fatto questo libro. Cibo per la mente e per l’anima, una storia, mille storie che diventano una, percorsi di una lunga avventura fatta di luci, di ombre, di passioni, di sogni, di visioni, di amori, di amicizie, di parole. Bisogna leggerla con il cuore aperto, bisogna provare a vedere oltre quello che Maurizio Baiata scrive, capire cosa scrive, come scrive. Perché la sua è una stupefacente canzone, come quella dei Dead Can Dance che troverete alla fine di questo volume e, in ogni canzone, è nascosta la vita. Non c’è bisogno di credere a quello che leggete. Dentro di voi, come quando ascoltate i brani di Hendrix, o degli Who, o entrate nelle spirali di Terry Riley, sapete già tutto. Tutti noi sappiamo tutto.

Chi è Ernesto Assante

https://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_Assante

Ho conosciuto in anni recenti persone di vario genere che si sono chieste cosa avesse una “Archangel’s Thunderbird” di una potenza tale che nessuna altra band di allora avrebbe potuto esprimere… o una suite come “Yeti” dove volesse andare a parare. Ricordo le costernate espressioni dipinte sui volti dei critici davanti agli Amon Duul 2 nella loro prima, unica ed epica performance al Piper Club di Roma. Io glielo avevo detto che erano la dimostrazione di come fra gli orizzonti del Rock cosmico di Berlino e Dusserdolf e quelli californiani non ci fosse alcuna distanza. Qualcuno di loro, non appena vide che sul palco le batterie erano due comprese all’istante che la cosa non prometteva nulla di scontato e premasticato.amon duul apertura ciao 2001

Ne avevo scritto, sul Ciao 2001, francamente sorprendendomi di come la Direzione accettasse pezzi di quel genere, che non venivano fuori per far piacere a una casa discografica, o agli impresari che si arricchivano a tutto spiano portando in Italia le band europee, soprattutto. Articoli che sembravano dover durare giusto un batter di ciglia per essere sostituiti nell’interesse dei ragazzi da quelli del numero successivo, una settimana dopo, potrebbero non essere altro che materia cartacea inanimata, con la copertina sgualcita e le pagine erose e ingiallite. Ciao 2001 AMONDUUL testo 1E invece? No, alcuni, molti, quelle riviste le conservano con amore. L’ennesima riprova l’ho avuta al mio ultimo incontro a Roma, quando uno spettatore si è avvicinato e ha tirato fuori da una custodia in plastica trasparente una copia del Ciao 2001 con in copertina uno strillo e una foto del grande bluesman anglosassone bianco John Mayall. E io gli ho detto: “Bello questo titolo!” E lui mi fa “Ma guarda che l’hai scritto tu il pezzo, apre le pagine e arriva alla firma, la mia. Non ricordavo di aver mai scritto di Mayall. E lui: “Me lo autografi per favore? Lo conserverò per sempre”. Avevo le lacrime agli occhi. Come ringraziarlo? E come ringraziare un “Rock Expert” come Danilo Jans che, sotto le vesti sgargianti dei suoi siti Helaberarda e Mondo Popolare, recupera e conserva articoli degli anni Settanta, ponendosi a metà fra l’umile amanuense che tramanda in silenzio il segreto, e il dottor Frankenstein? AMONDUUL 3

Lo ha fatto con questo articolo sugli Amon Duul 2, intitolato “Le Dinastie di Ghiaccio”, di cui ripropongo ben leggibili le pagine (cliccateci su), o che potete consultare qui: http://mondopopolare2.blogspot.it/2014/08/amon-duul-le-dinastie-di-ghiaccio-di.html

Buona lettura!

Maurizio Baiata, 12 Luglio 2015

Alberto Negri di SPAZIO TESLA incontra Maurizio Baiata, in Piazza Cavalli, a Piacenza, il 18 Aprile 2015.

Questo il link per vedere l’intervista:

Ringrazio Spazio Tesla e Alberto Negri per la squisita ospitalità, sublimata dalla strepitosa cucina piacentina, per l’organizzazione millimetrica delle interviste con Radio Sound 95 e Telelibertà, per l’amicizia e per la fiducia dimostratami. Con la reciproca promessa che presto, entro la fine di quest’anno ci incontreremo di nuovo e, ancora nella sala del Centro Congressi Galileo, riprenderemo e approfondiremo le tematiche che abbiamo insieme toccato in Aprile, anche con altri relatori.

Grazie ancora ad Alberto Negri e Spazio Tesla. Per saperne di più:

http://www.spaziotesla.it/

https://www.youtube.com/user/SpazioTesla

https://it-it.facebook.com/SpazioTesla

Buona visione!

Maurizio Baiata, 11 Luglio 2015

Significa qualcosa non possedere più i tre dischi in vinile di Nick Drake, “Fives Leaves Left”, “Pink Moon” e “Bryter Layter” e di questo soffrire.

Nick Drake.

Nick Drake

Provare nel cuore amore per un oggetto discografico e sentirne la mancanza fa parte della dimensione nella quale abbiamo scelto di incarnarci, scendendo dal cosmo, lungo fiumi di stelle brillanti e poco importa che non sia una macchina da scrivere scalcinata a darti il viatico per esprimerti, anche questa tastiera che mi accompagna da sei anni ha lo stesso valore di una Olivetti 32 che lo fece per una dozzina almeno. Continua a leggere »

Nel Febbraio 2012 nei pressi di Phoenix, in Arizona, si teneva la terza edizione dell’International UFO Congress per la gestione della Open Minds Production, impresa multimediale ufologica filiazione di Secure Medical, colosso del direct marketing farmaceutico statunitense. Sotto i riflettori del Fort McDowell, elegante resort e casinò scenograficamente ambientato in uno scenario da Far West, per quattro giorni la manifestazione raccoglieva nomi altisonanti della comunità ufologica internazionale, fra studiosi e teorici multidisciplinari, diretti interessati e appassionati della materia.

Steven Hirsch Linkedin

Il fotografo Steven Hirsch (fonte: Linkedin)

Fra le file di una guarnigione di circa novecento persone si aggirava il fotografo Steven Hirsch, veterano del tabloid “New York Post”, intenzionato ad individuare gli “experiencers” per creare una galleria di volti di persone che con gli alieni dicono di aver avuto incontri faccia a faccia. Intenzione un tantino… lombrosiana, come si evince dagli scatti impressionistici realizzati da Hirsch in un set ricavato in una saletta dell’albergo, dopo aver facilmente individuato i soggetti giusti, come pesci dalla livrea nera in un acquario di pesci rossi.

Il programma stesso della manifestazione, per molti anni organizzata dalla famiglia di Bob Brown a Laughlin, Nevada, una lingua di cemento che segue un fiume artificiale su cui si affacciano i grattacieli di una decina di Continua a leggere »

Grazie all’amico Danilo Jans e al suo prezioso sito Helaberarda, torniamo al lontano 1973, per parlare attraverso le pagine del settimanale “Ciao 2001” di uno degli album fondamentali di Franco Battiato: “Sulle Corde di Aries”.

BUONA LETTURA!

Maurizio Baiata 20 Giugno 2015

Franco Battiato - Sulle Corde Di Aries - Front

Questo il link all’articolo:

http://helaberarda.blogspot.it/2012/12/battiato-sullonda-della-musica-di.html

Battiato 1 Battiato 2 Battiato 3 battiato 4

In this exclusive interview, Lt. Colonel (USAF Ret.) Wendelle Stevens tells everything he knows surrounding several strange deaths of prominent UFO researchers. The impossible “double suicide” of the great physicist and ufologist, James McDonald.

Lt. Colonel Wendelle Stevens, one of the greatest UFO researchers of all time, passed at 87 on September 10, 2010 in Tucson, Arizona. The following interview was given by Col. Stevens to Maurizio Baiata in Montesilvano (Italy) in November 1997. The full transcript has been reviewed and approved by Col. Stevens, in view of publication by the bimonthly magazine Open Minds. The article never found room in those pages and I am honored to presented it here for the very first time.

The last picture I took of Col. Stevens in 2010, at Open Minds premises, in Tempe (AZ). (photo: Maurizio Baiata)

The last picture I took of Col. Stevens in 2010, at Open Minds premises, in Tempe (AZ). (photo: Maurizio Baiata)

I had the fortune to meet Col. Stevens several times in Tucson and in Tempe (AZ) in 2009 and 2010, when I took the pictures depicted in this article. Continua a leggere »

Fortunately, through the net old and nearly forgotten pages come to light again. Thanks to the work and passion of some human Rock diggers. This is the case of an article I wrote in 1973 for the weekly “Ciao 2001”, the most famous Italian Music Magazine of the time. With an estimated readership of 200,000, “Ciao” was fundamental in search & divulge the best Progressive Rock of those epic and spaced-out Seventies. We served the cause of the new sounds coming from the Cosmos and the abyss of soul, as in the case of the magnificent Music of the Third Ear Band.

I just have to thank the friends of “Ghetto Raga”, the website that has given attention to my article and made it readable in two parts. The links:

PART 1 http://ghettoraga.blogspot.it/2011/09/apprentice-and-sorcerer-part-one-old.html

PART 2 http://ghettoraga.blogspot.it/2011/09/apprentice-and-sorcerer-part-two-old.html

I also really appreciate the translation done by Daniele Briganti (read him athttp://stampamusicale.altervista.org/)

Now, folks, welcome to the never ending magic of THIRD EAR BAND!

Maurizio Baiata, June 15, 2015

GHETTO RAGA English 2Ghetto raga english One

L’articolo riguardante l’esperienza di contatto vissuta da John Lennon, consultabile al link https://mauriziobaiata.net/2011/11/08/e-una-notte-gli-et-fecero-visita-a-john-lennon/ si completa con il racconto del suo avvistamento UFO a New York City, di cui finalmente è emersa la testimonianza in una video intervista pubblicata su una pagina Facebook ufficiale dedicata a John Lennon, qui: https://www.facebook.com/johnlennon/videos/1014978938520819/?fref=nf

Fotogramma tratto dall'intervista in cui John Lennon descrive il suo avvistamento UFO.

Fotogramma tratto dall’intervista in cui John Lennon descrive il suo avvistamento UFO.

Al suo avvistamento, Lennon fa esplicito riferimento sulla copertina interna dell’album “Walls And Bridges”, uscito nel 1974, dove leggiamo: “On the 23rd August 1974 at 9 o’clock I saw a U.F.O. – JL (“Il 23 Agosto 1974 alle 21 ho visto un UFO – JL).Una dichiarazione inequivocabile. Reiterata fra le lettere della canzone “Nobody Told Me” (disco singolo uscito postumo nel 1984) in cui dice: “There’s a UFO over New York and I ain’t too surprised.” (C’è un UFO su New York e la cosa non mi sorprende molto”). Continua a leggere »

A Ravenna, il prossimo 6 Giugno, nel corso della conferenza ‘UN MONDO NASCOSTO” che terremo io e Maurizio Baiata alla libreria Alef, presenterò i risultati dei RILIEVI C.E.V. (Campo Energetico Vibrazionale) su un frammento in silicio relativo al “caso Wolf”.Foto Gulla' frammento Wolf

I nostri rilevamenti derivati dai test eseguiti su tale frammento a Roma e Bologna nel Febbraio–Marzo 2015, dimostrano come l’oggetto fatto pervenire a Maurizio Baiata dal dottor Michael Wolf nell’anno 1999, sia in possesso di uno spettro energetico di intensità straordinaria e le cui caratteristiche non dovrebbero essere proprie di un corpo di materia inanimata. Il significato di questa scoperta, ottenuta mediante le tecnologie F.A.S.T. (Future Attribute Screening Technology) confermerebbe alcune ipotesi relative alla natura biologica di UFO, come postulato dal dottor Wolf e dal colonnello Philip Corso. Si tratta di un territorio di studi scientifici e di applicazioni che vorrei presentare attraverso un “abstract”, uno strumento conoscitivo relativo alle ricerche sulle quali ci basiamo e che stiamo sviluppando. E anche come introduzione alle sperimentazioni pratiche che effettueremo e metteremo a disposizione del pubblico presente a Ravenna.maurizio gulla (1)

Abstract di Daniele Gullà (Consulente Tecnico Ambientale, C.T.A.) 

La materia animata ed inanimata ha una propria energia vibrazionale-fotonica. Tutto è in continuo movimento dinamico!

Pitagora diceva: “Il movimento è caratteristico di qualsiasi oggetto o essere. Anche ciò che sembra inerte come una pietra possiede una certa frequenza di vibrazioni”. Un oggetto che è sottoposto a vibrazione può sembrare del tutto immobile (per esempio: i raggi di una ruota in movimento sembrano formare un oggetto compatto, fisso). Perciò non dobbiamo lasciarci ingannare dalle apparenze, ma dobbiamo approfondire per poterci avvicinare alla realtà, scoprendo se un oggetto è grezzo, avente un frequenza vibratoria meno elevata, oppure no. Continua a leggere »

This article can be freely reproduced. Thanks for your interest in my work. 

According to Jaime Maussan, this image is the best available in hi-res. On the right, the placard, saying:

According to Jaime Maussan, this image is the best available in hi-res. On the right, the placard, saying: “Mummified Body of Two Year Old Boy”.

The turning point of the erroneously labeled “Roswell Slides” came quickly. In the less than two weeks since the May 5th event in Mexico City, the long-awaited slides have become a deadly boomerang for the Mexican journalist Jaime Maussan – and for those who have supported and accompanied him on stage at the mammoth Auditorium Nacional in Mexico City. MirrorThe five-hour long conference was attended by 7,000 spectators and seen via live streaming by an unknown number of people around the world, each of whom paid $19,99 US for the privilege. According to a local newspaper, related internet hits reached around two million as Maussan spoke of a few thousand, this confirmed by the British newspaper, The Mirror. Such an almost- inconceivable discrepancy does not seem worthy of any respectable media service.

The questions which comprise this interview were not planned with Maussan. Continua a leggere »

Inviata da Maussan via skype

L’immagine, inviatami da Jaime Maussan via skype, a suo avviso ad alta risoluzione. Sulla destra, la targhetta con la dicitura che decifrata recita “Corpo Mummificato di un Bambino di Due Anni”.

La questione delle “Roswell Slides” (erroneamente definite tali sin dall’inizio) è giunta ad una svolta velocemente. In meno di due settimane dall’evento del 5 Maggio a Mexico City, le tanto attese diapositive si sono dimostrate un terribile boomerang per il giornalista messicano Jaime Maussan e per quanti lo hanno supportato e accompagnato fin sul palco del mastodontico  Auditorium Nacional, dove una platea di circa 7 mila spettatori ha assistito a una conferenza Mirrormultimediale di cinque ore e un numero imprecisato di persone l’ha seguita in diretta streaming, al costo di una ventina di dollari americani. Un giornale messicano ha parlato di due milioni di contatti internet (collegarsi costava circa 16 euro) mentre Maussan a chi scrive ha parlato di alcune migliaia, come confermato da una testata seria come il Mirror britannico. Una discrepanza enorme, assurda e inconcepibile per organi di comunicazione che si rispettino. E per tutta questa storia. Continua a leggere »

Con questa intervista risalente alla fine del 1998, si apre una serie di miei articoli dedicati a Franco Battiato, il Maestro. La pubblicai sul bimestrale “Dossier Alieni” (numero 17, Marzo/Aprile 1999). Negli anni ’70 su Franco Battiato avevo scritto per diversi periodici musicali. La critica, generalmente non amava la follia sperimentale che l’artista siciliano proponeva fregandosene altamente di tutto e di tutti. Per me, visceralmente legato ad ogni esplorazione che andasse “oltre”, era stato amore folle nel momento in cui la puntina del mio giradischi si era insinuata nel primo solco di “Fetus”. Di quello che scrissi su di lui vale un pezzo pubblicato dal settimanale Ciao 2001 (n.39, 1 Ottobre 1972) che a breve proporrò su questo blog nelle sue pagine originali. Poi, a Battiato il mensile “Best” dedicò la copertina dello speciale “Avanguardia” del Maggio 1977, i cui testi redassi interamente.

La copertina dello speciale "Best" dedicato all'Avanguardia.

La copertina dello speciale “Best” dedicato all’Avanguardia.

Quindi, gli effimeri anni Ottanta, Battiato superstar e io giornalista rock in prestito agli USA. Ci siamo ritrovati molti anni dopo.

Oggi, all’ennesimo ascolto dell’album “Joe Patti’s Experimental Group” che Franco ha realizzato con Pino Pinaxa Pischetola, e il cui tour europeo è stato trionfale, vado capendo qualcosa di lui. Il cerchio si sta chiudendo. Ne parlerò prima possibile.

Torniamo al 1998. Come si evince dall’intervista, dal bozzolo in cui lo avvince un carattere fondamentalmente schivo, Battiato emerge solo a tratti. In particolare farlo parlare di UFO ed ET è impresa ardua. Ma talvolta ci si riesce.  E di questo gli sarò sempre grato. All’intervista sono state apportate minime correzioni di testo. Buona lettura!

Maurizio Baiata, 13 Marzo 2015

Se fossi extraterrestre…

Cosa sono le luci che si vedono nel cielo? Lo abbiamo chiesto all’unica persona di nostra conoscenza capace di coniugare l’essenza primordiale della musica con uno spirito libero e in espansione: Franco Battiato

di Maurizio Baiata

Roma, Dicembre 1998

Maurizio Baiata: Dopo tutti questi anni, cosa mi puoi dire della musica dei Settanta, quella dei tuoi primissimi momenti?

Franco Battiato: In generale non sono tenero verso il mio passato, ma neppure troppo duro, devo dire, perché sono tappe necessarie per approdare ad altri lidi. Sicuramente devo parlarti attraverso la mia persona, perché non posso avere un’immagine obiettiva né di me né tanto meno di quello che è stato negli anni Settanta. C’era un ideale che tutti abbiamo perso per strada, di purezza.

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La storia della moderna ufologia potrebbe essere a una svolta. Il prossimo 5 Maggio a Città del Messico, durante un convegno nell’Auditorium Nazionale, il giornalista il giornalista e ufologo messicano Jaime Maussan presenterà le diapositive che mostrano il corpo di un essere extraterrestre presumibilmente recuperato a seguito dell’incidente UFO di Roswell, avvenuto nel Luglio 1947.  Il convegno “Be Witness – se testigo. El cambio en la historia” (Sii testimone – Un cambiamento storico), per il quale è prevista un’affluenza di 10 mila spettatori, sarà visibile in diretta streaming via internet in tutto il mondo, collegandosi a: http://www.bewitness.mx 

l giornalista messicano Jaime Maussan  NOTIMEX/FOTO/CARLOS PEREDA MUCIÑO/CPM/ACE/

Il giornalista messicano Jaime Maussan
NOTIMEX/FOTO/CARLOS PEREDA MUCIÑO/CPM/ACE/

Una diretta streaming mondiale, quella del 5 Maggio a Mexico City, che Maussan sta preparando in grande stile. Al convegno parteciperanno oltre a Carey, Schmitt e Dew, l’astronauta Edgar Mitchell e la scienziata Carol Sue Rosin presidente dell’Istituto per la cooperazione nello spazio.

Ho raggiunto via Skype Jaime Maussan, che mi ha gentilmente concesso un’intervista, a poche ore dalla sua partenza per Phoenix, dove nella mattina di sabato 21 Febbraio lo si attende come relatore della venticinquesima edizione dell’International UFO Congress, da cinque anni organizzato dalla Open Minds Production di Tempe.

Maurizio Baiata: Hola Jaime! Grazie per questa skype connection. Seguo il dipanarsi del caso “Roswell Kodachrome Slides” sin dall’inizio, un paio di anni fa, ma adesso abbiamo la certezza e il vostro doppio annuncio, prima di Tom Carey e poi il tuo, accresce l’attesa dell 5 Maggio, quando a Città del Messico presenterete le diapositive. Ti pongo una domanda senza mezzi termini: quella che circola su Facebook è una delle diapositive in questione?

Jaime Maussan: Sì, ma tratta di una copia di scarsissima qualità dell’originale, che è invece nitido e vi si notano molti dettagli. Continua a leggere »

La divulgazione delle informazioni sul fenomeno UFO è gestita dai servizi segreti dei Paesi coinvolti nel cover-up internazionale sugli UFO e sulla possibile presenza di entità aliene sulla Terra. Tali operazioni vengono condotte sistematicamente per tacitare le testimonianze, insabbiare le prove e determinare quali dati e informazioni siano da rilasciare, dopo averli epurati di tutti i contenuti importanti e aver disinnescato il loro potenziale di impatto sulla società civile e sulla crescita di consapevolezza dei singoli individui.

Breccia

L’ingegner Stefano Breccia.

Perché la macchina funzioni a dovere è necessario tenere sotto controllo gli ambienti ufologici, servendosi di personaggi che nelle organizzazioni di studio abbiano l’ultima parola, e che stiano al gioco, facendo da “filtro”, valutando e consigliando le major editoriali su cosa, o meno, pubblicare, chi invitare ai convegni, persino nei programmi televisivi.

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“Gli UFO sono il prodotto di intelligenze sconosciute in possesso di motivazioni e poteri sconosciuti”, definizione che andrebbe tenuta a mente dai vertici di quelle nazioni che si dicono “grandi potenze”, dalle quali miasmi di espansionismo extraplanetario appestano l’aria già di per sé molto malsana che respiriamo.

Non siamo sciocchi. Non crediamo all’esplorazione dello Spazio a fin di bene e con la benedizione della Chiesa che si predispone ad evangelizzare altri “corpi celesti” – termine certamente gradito agli esegeti – con i propri coraggiosi missionari. Farebbe qualche differenza, rispetto allo sterminio dei nativi del Sud e Centro America per mano dei conquistadores benedetti dai papi di Roma?

Tutta la storia dell’esplorazione spaziale terrestre, che abbia visto protagonisti gli USA, l’ex Unione Sovietica attuale Russia, la Cina, o persino il Giappone, nasconde la dislocazione di avamposti militari su altri pianeti per dare agio alle mire colonialiste anche extra sistema solare, ma pur sempre alla portata di propellenti che inneschino catastrofiche conseguenze. Continua a leggere »

In passato ci eravamo arrivati vicini. Una decina d’anni fa, dopo un polemico scambio con Massimo Polidoro, Segretario Nazionale del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) sui cui fondi avevo posto degli interrogativi, mancò poco si giungesse a un confronto – che avevo proposto in diretta televisiva – sul fenomeno UFO e le questioni che vi afferiscono. In occasioni successive, con l’ufologo del CICAP Marco Morocutti, abbiamo dibattuto in modo del tutto inconcludente, fra rasoi di Occam e sciami di lampade cinesi ovunque solcanti i notturni cieli italiani.Cartello Luoghi Misteriosi

 

 

 

 

 

Ideato e organizzato da Sergio Succu e Isabella Dalla Vecchia, responsabili del sito http://www.luoghimisteriosi.it stavolta il confronto – a distanza – con un rappresentante del CICAP intitolato a parlare di UFO c’è stato, nella persona di Francesco Grassi, ingegnere elettronico e segretario del CICAP Lombardia.

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Ho aderito all’istante all’invito, che si è tradotto nelle riprese dell’intervista effettuate al termine del mio intervento alla conferenza “Figli delle Stelle” tenutasi a Segrate il 27 e 28 Settembre scorso. Dietro le quinte, Sergio ha atteso con pazienza, videocamera e microfono pronti. L’ho raggiunto, ho ripreso fiato e poi, a mio avviso con occhio alquanto vitreo, ho risposto alle domande. Tutte pertinenti, tutte puntuali, tutte strettamente “ufologiche” e con pochissimi accenni alla questione Contatti/Abductions, che dovranno essere trattati in altra occasione.

La formula dell’intervista fulminante a specchio, cara a “Striscia la Notizia” e a “Le Iene”, nel nostro caso appare giustamente dilatata e “rallentata” per consentirci di essere maggiormente esaurienti. Ora, a posteriori, in alcuni passaggi mi sembra di essere stato sin troppo sbrigativo. Se ha prevalso l’immediatezza, rispetto a risposte più ragionate ed elaborate, si vede che doveva andare così.Intervista Grassi Baiata 1

Desidero ringraziare i promotori dell’iniziativa, Sergio Succu e Isabella Dalla Vecchia e a Francesco Grassi rivolgere una cordiale stretta di mano, per ora solo virtuale.

Per seguire la doppia intervista basta cliccare qui:

https://www.youtube.com/watch?v=FuJWVFsPw34

Buona visione!

Maurizio Baiata, 2 Novembre 2014

Questa è la mia Prefazione al cult book di Michael Wolf appena uscito in Italia. A seguire, tutte le informazioni per reperirlo in libreria e per ordinarlo on line. Buona lettura!

IL MONDO CHE CI ATTENDE

 Ogni parola era una stilettata, il dolore lacerante di sapere che la separazione sarebbe presto arrivata. E così fu. Poche settimane prima della sua morte, l’ultima volta che lo chiamai, scandiva il suo amore per tutto ciò che nella vita ci circonda e permea, con la sua voce calda e profonda in una slow motion che ti entrava nell’anima e che ho sempre nella testa. Un addio di incredibile intensità emozionale, considerando che tutti i nostri contatti erano sempre avvenuti telefonicamente e non avevamo mai avuto l’occasione di incontrarci di persona. Continua a leggere »

Nota per il Lettore

A distanza di un anno, propongo questo pezzo in versione integrale qui per la prima volta. L’articolo era stato pubblicato il 20 Settembre 2012, come “non recensione” del film di Scott, intesa quindi non come critica cinematografica, bensì come introduzione a un film in forte discussione in quel momento. Ovviamente, alcuni riferimenti possono risultare datati.

Sarebbe assurdo che “Prometheus” provocasse rotture di amicizia di vecchia data. Come è assurdo constatare che sul web se ne parla sparando giudizi senza avere il necessario background, facendolo risultare un film di fantascienza spettacolare e inquietante, ma non molto altro. Ci vuole tempo per fare grande cinema. In questo caso parliamo di oltre 12 anni, da quando Ridley Scott ebbe l’idea di creare una storia che racchiudesse in sé l’inizio e la fine di “Alien”, il suo capolavoro fanta horror del 1977, interpretato da Sigourney Weaver. Lo stacco, fra quella prima avventura e gli altri episodi (sequel) omonimi è stato sempre tale da far pensare che il regista sapesse già cosa avrebbe voluto ottenere spiegando l’origine di “Alien” e il risultato ora è visibile a tutti.

Per aprire, un messaggio positivo, da un “Prometheus” da più parti additato come film “negativo”, ultra pessimista e persino anti-umano. Per il regista Ridley Scott, l’umanità terrestre composta da bipedi antropomorfi intelligenti non si estinguerà il 21 Dicembre 2012. Questa buona notizia arriva nel “database” in sovrascrittura nella seconda scena del film, immettendoci nel presente della vicenda: la “Prometheus”, mastodontico vascello spaziale terrestre con a bordo 17 membri di equipaggio, sta giungendo in prossimità del sistema planetario che rappresenta la sua meta ed è il 21 Dicembre 2093.

Nella mente del cineasta e produttore inglese, dunque, il nostro mondo non soccomberà all’Apocalisse del 21 Dicembre 2012, anzi sarà arrivato a un tale livello di sviluppo scientifico e intellettuale da consentire all’uomo di percorrere distanze siderali. Il riferimento a queste due date seppure distanti 81 anni l’una dall’altra nel nostro calendario non sembra una coincidenza ascrivibile a mero caso e può dire molto, nel senso metafisico positivo del film. Allo stesso modo non sono causali i “simboli” e le citazioni, che vanno dalle pitture rupestri alle gigantesche teste olmeche, dalle immagini di “Lawrence D’Arabia” al riff di “Love the One You’re With” di Stephen Stills (cantata da Crosby, Stills & Nash a Woodstock). Sono singole parti di una traccia che non va rivelata e che, probabilmente si compirà nel prossimo episodio, previsto per il 2014.

Immagine tratta da una scena non inserita da Scott in "Prometheus".

Immagine tratta da una scena non inserita da Scott in “Prometheus”.

Scott, cineasta dalla mano inadatta alle educande sin dai tempi de “I Duellanti”, non è un iconoclasta come Ken Russell o Stanley Kubrick, ma ha il coraggio del pioniere e in “Prometheus” catapulta subito lo spettatore negli spettrali tunnel di geostrutture circolari aliene, un anfiteatro di roccia che racchiude il destino del team scientifico che costituisce l’equipaggio della nave spaziale. Scienziati, non missionari, né guerrieri, né gladiatori, che entrano in un Colosseo tecnologico che nasconde ciò che non è mai stato rivelato sulla storia e l’origine della civiltà umana, contenuti profondi che a prima vista minano le fondamenta del credo scientifico e del dogma religioso.

Se Kubrick in “2001 nello spazio” lanciò l’ipotesi di un’influenza aliena sotto forma di un monolite al cui tocco l’uomo-scimmia di eoni orsono avrebbe iniziato a sviluppare l’intelligenza, Scott percorre un’altra strada. Continua a leggere »

Se oggi con Photoshop è possibile costruire filmati UFO e spacciarli per autentici, altra cosa è essere autori e rei confessi della truffa del secolo (scorso) e continuare a vivere felici e indenni da ripercussioni giudiziarie. Non ci sarebbe giustizia a questo mondo se le cose andassero così e Santilli e Shoefield la dovessero far franca, considerando che sono 12 anni che su questo argomento ho nel cassetto un libro che inizia a sembrare “la storia infinita” e che non sono in grado di terminare per la semplice ragione che: il caso non è chiuso, né risolto, a dispetto di quello che dicono Pinotti e soci. A cui rode il fegato per non essere mai arrivati alla soluzione e, proprio per questo,  dopo averla cavalcata alla grande, l’hanno bollata come falsa. Opportunismo a vagonate che però, nella storia che sto per raccontare, non deve interessare. Continua a leggere »

Sono sempre stato affezionato all’articolo che a breve leggerete. Lo scrissi nel 1984, dedicandolo a Jaco Pastorius. Fu pubblicato cinque anni dopo, sul secondo numero del 1989 di “Storie”, una splendida meteora editoriale diretta da Gianluca Bassi.

Avevo vissuto sette anni in America, fra New York City ed Emerson, in New Jersey ed ero un giornalista che scriveva di musica Rock. Trasferivo le cronache sulle pagine dei giornali con i quali collaboravo e sulle onde di un programma della RAI, “Un passo avanti”, trasmesso da Radio3. Raccontavo ciò che vivevo, cercando di rendere tangibili le emozioni che provavo, grazie alla fortuna di trovarmi in quella Manhattan che ogni sera riservava sorprese, nuovi appuntamenti con piccole e grandi leggende del Rock.

Di gente strana ne conoscevo. E uscire la sera, immancabilmente con Maurizio Mancini e Kent Sandell, voleva dire andare all’avventura. Salivamo su una macchina scassata e si raggiungeva il posto, un locale, un pub, uno stadio, una grande sala concerti, la musica era ovunque. Spesso mi trovavo da solo sulla Subway ed era meno divertente e bisognava sempre tenere gli occhi aperti. Da Harlem in giù, ogni quartiere aveva i suoi punti caldi, un po’ decadenti le strade del West Village, più “in” quelle di Soho e Tribeca, ancora da evitare quelle della Lower East Side, dove abitavo. Il locale dove andai a sentire Jaco Pastorius era a Soho. Continua a leggere »

Sino al mio rientro in Italia dagli USA, alla fine di Febbraio 2011, avevo ritenuto che lo studio dei fenomeni di Contatto fosse meno inquinabile e inquinato rispetto a quello degli UFO in sé. A me l’Ufologia italiana da anni sembrava e continua ad apparire un triste e tetro coacervo di malizie, veleni, insulti, tradimenti, voltafaccia, deliri egemonici, e così via. Purtroppo durante l’anno appena trascorso, se da un lato ho constatato quanta brava gente ancora ci sia e si ostini nonostante tutto ad occuparsi di queste materie – moltissimi i più giovani – dall’altro ormai bisogna ammettere che siamo nella completa stagnazione. Perché? Continua a leggere »

Questo articolo è stato scritto nel 2007 da Carlo Barbera, experiencer e grande esoterista, con il quale ho condiviso momenti fondamentali per la crescita della mia coscienza. Fu proprio con Carlo Barbera e Corrado Malanga che, una decade fa, demmo vita al progetto del Gruppo StarGate. Poi le nostre strade ci hanno condotto su percorsi diversi, eppure connessi.

Carlo vive nell’isola del vento, Pantelleria. Per me, è un Fratello.

Maurizio Baiata, 4 Gennaio 2012 

Il contatto alieno e l’apertura della porta dimensionale

di Carlo Barbera

Anch’io sono un “preso” dagli alieni. È un’esperienza che ha segnato in modo indelebile la mia coscienza e la mia vita. Non ho mai avvertito il senso di una minaccia in questo, l’intrusione violenta di entità ostili nel mio spettro di coscienza, né tanto meno i miei diritti di uomo violati, la mia volontà coercita, la mia anima depredata di una parte di sé. Ho avvertito un seme ancestrale, depositato nel profondo di me, che ha germinato nel tempo, nel silenzio degli anni, nelle mie scelte di vita, nelle mie idee, nel mio desiderio incondizionato di essere libero.

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Carlo Barbera a Pantelleria (foto: C. Barbera)

Questo mi è costato, molto, ma ho pagato di persona, assumendomi delle responsabilità che non potevo e non volevo delegare a nessuno, tanto meno a esseri di altri mondi.
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Sono passati quasi 40 anni da quando compilai questa “Discografia Consigliata” pubblicata sul settimanale musicale Ciao 2001 n. 39 del 1 ottobre 1972 e n. 41 del 15 ottobre 1972. Nel selezionare gli album degni di considerazione mi attenni ai miei gusti di allora, che in larga parte non corrispondevano alle preferenze che i miei colleghi, collaboratori e redattori della testata, avrebbero espresso.

Il Direttore, Saverio Rotondi, mi diede sin troppa fiducia, lo riconosco, ma questa discografia fu accolta abbastanza favorevolmente dal pubblico, segno che non era del tutto… campata in aria.

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Credo che esista un grande piano, che riguarda persone consapevoli di appartenere alla medesima dimensione e capaci di salire al gradino più alto dell’esistenza umana.    

Esiste un volere superiore che sta alla base delle esperienze di Contatto con creature sconosciute che ci visitano e percepiamo. Superare la paura e aprirsi alla loro presenza è possibile. Spesso è un processo doloroso, traumatico e difficile. Spesso ci si sente soli e respinti. Attraverso la disponibilità e la condivisione, la condizione degli “experiencers” diviene il riconoscimento di chi si è, nel profondo. In questo sono certo di non essere solo. Continua a leggere »

In un Nevada che offre scenari da Far West e grandi emozioni… se si azzarda un po’, il limite invalicabile dell’Area 51 è a portata di mano, ma la prudenza non è mai troppa 

Aprile 2009

Chi si rechi nel Nevada con l’intenzione di restare freddo e impassibile davanti allo scenario che si apre percorrendo la 375 e dirigendosi verso Groom Lake, al fine di avvicinarsi il più possibile al famoso “gate fantasma” che separa l’installazione dal resto del mondo, sappia che le emozioni non mancheranno. I “ragazzi dell’Area 51” si sono molto impegnati negli anni per renderla e mantenerla inaccessibile e per garantire che i suoi confini restino invalicabili. Spazi amplissimi di deserto, costellato dai Joshua trees, percorsi ora da strade asfaltate con rettilinei a perdita d’occhio, ora da sterrati abbastanza agevoli, ma a tratti difficili, che si incrociano e si disperdono ai quattro venti, le indicazioni e i cartelli stradali scarsi.

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L’ultimo rettilineo di sterrato prima di arrivare alle montagne dietro le quali si cela l’Area 51. (Foto: Paola Harris)

Per cui è indispensabile viaggiare accompagnati da una guida esperta della zona e a bordo di un Suv o un fuoristrada veloce, e via. Siamo in quattro: con Paola Harris, che ha organizzato tutto alla perfezione ed è già la quarta volta che raggiunge la zona, ci sono due ricercatrici indipendenti, al volante Lori Wagner e, dietro, Aimee Sparrow. Registro tutto con la mia vecchia videocamera Hi-8, dal sedile anteriore. L’area intorno alla base, per il percorso da noi prescelto a nord, è pressoché disabitata, non ci sono insediamenti urbani, se non sporadici nugoli di grosse case viaggianti e camper. I distributori di benzina distano una settantina di miglia l’uno dall’altro. In lontananza, le montagne. Dietro uno di quegli alti rilievi di roccia, sappiamo che esiste l’Area 51. Dentro, non sappiamo cosa vi accade. Continua a leggere »

Il concetto stesso dell’esistenza di esseri Extraterrestri che interagiscono con noi è rivoluzionario. Si oppone al potere vigente e parlarne serve ad aprire la mente della gente verso questioni politiche, sociali e di libertà di pensiero che altrimenti soggiacciono alle regole del gioco. Un gioco nel quale la comunicazione di massa, attraverso il mezzo televisivo, trova la sua massima espressione di asservimento culturale e sociale utilizzato dal sistema per educare e controllare noi tutti.

Per questo, partecipare a un talk show televisivo italiano, invitati per parlare di UFO e alieni, non è un passatempo. È un impegno importante e da affrontare responsabilmente, sia che il programma venga trasmesso da un network nazionale, sia che venga gestito da un’emittente di minori proporzioni e bacino di ascolto, a livello regionale e locale.

Non contano le dimensioni della televisione che ti ospita. Conta il fatto che chi accoglie un invito a parlare di UFO e Alieni lo faccia per la giusta causa della migliore informazione che si è in grado di comunicare. Con la consapevolezza che il più delle volte si avranno di fronte scettici di professione, ufologi/debunkers, tirapiedi dei militari e dei servizi segreti, rappresentanti del clero, scienziati pusillanimi, giullari di corte, mitomani e svitati. Continua a leggere »

Lo straordinario racconto dell’Incontro Ravvicinato del Quarto Tipo vissuto dal grande artista a New York negli anni ’70. Confidatosi solo con Yoko Ono e con l’amico Uri Geller, Lennon fu assassinato nel Dicembre 1980.  

“Era verso la metà degli anni Settanta e stavamo mangiando in un ristorante di New York. C’era anche Yoko…”iniziava così un articolo del quotidiano britannico “The Telegraph” che nel 1996 riportava i contenuti di una conversazione fra John Lennon e un cronista suo amico, il cui nome è rimasto peraltro ignoto. Non era ancora nato Sean, frutto dell’unione fra John e Yoko. Un’unione all’epoca in burrasca. Si erano trasferiti a New York City nella primavera del 1971. La città li aveva accolti a braccia aperte e John e Yoko avevano acquistato un sontuoso appartamento al Dakota, sulla 72.ma Strada Ovest, affacciato sul Central Park. Oggi si sa che la coppia era in realtà proprietaria di cinque appartamenti nello stesso storico palazzo dell’Uptown Manhattan, una residenza agognata dalle stelle di Hollywood, della musica pop e dai magnati dell’industria. Per Lennon e la moglie il gigantesco portone del Dakota si era spalancato subito.

John-Lennon

John Lennon (1940-1980)

Il mito di Lennon era inossidabile, ma i suoi passati trascorsi e il nuovo impegno politico con gruppi “radicali” americani, lo resero immediatamente inviso all’Immigration Office Americano e all’FBI. Non solo, nel 1968 Lennon aveva subito una condanna per possesso di marijuana e le autorità americane nel ’72 respinsero la sua richiesta di visto permanente negli USA. La sua battaglia come artista arrabbiato e politicamente scomodo (un pesce fuor d’acqua nella vecchia Inghilterra) continuò per anni, sino alla sua morte, avvenuta l’8 Dicembre 1980, per mano di un suo fan squilibrato, Mark David Chapman. Che si sia trattato solo del gesto di un folle ho i miei dubbi. Continua a leggere »

TOP SECRET

Bozza,  Giugno 1947

Relazioni con Abitanti di Corpi Celesti

Relazioni con uomini extraterrestri non rappresentano, fondamentalmente, un problema nuovo per la prospettiva della legge internazionale; ma la possibilità di confrontarsi con esseri intelligenti che non appartengono alla razza umana farebbe insorgere problemi la cui soluzione sarebbe difficilmente concepibile.

Oppenheimer-Einstein Memo page 1

La prima pagina del Memorandum redatto da Oppenheimer ed Einstein

 In linea di principio, non vi sono difficoltà nell’accettare la possibilità di giungere a un’intesa con loro, e di stabilire ogni tipo di rapporto. La difficoltà consiste nel tentare di stabilire i principi su cui tali rapporti dovrebbero essere fondati.

 In primo luogo, sarebbe necessario stabilire una comunicazione con loro attraverso una forma di linguaggio o altrimenti, dopodiché, come prima condizione per tutte le intelligenze, dovrebbero avere una psicologia simile a quella umana.

Ad ogni modo, le leggi internazionali dovrebbero predisporre  una nuova legge di base diversa, che potrebbe chiamarsi “Leggi fra Popoli Planetari”, che segua le linee guida trovate nel Pentateuco. Naturalmente, l’idea di rivoluzionare le leggi internazionali per poter essere in grado di fronteggiare nuove situazioni ci costringerebbe ad apportare delle modifiche nella loro struttura, modifiche così basilari da renderle non più leggi internazionali, per come oggi le concepiamo, bensì qualcosa di completamente diverso, tanto da non poter più portare lo stesso nome. Continua a leggere »

 It took me too long to write this note. I wanted to do it sooner and I regret I have done it only now. Some memories quickly fade away, inside me. Of this account a video recording of the conscious regression does exist. Once and if I will obtain it, I will surely have a more precise recall of the abduction experience. Psychotherapist Ruth Hover performed the regression about four months ago. I totally trust Dr. Ruth, an extraordinary woman who for decades, has dealt with the abduction phenomena and has helped hundreds to cope with the situation and overcome their fear. My experience occurred in Italy in an undefined night of September 1999.  Few people came to know it back then. First, my second wife Wendy d’Olive, and Cristoforo Barbato, both working in the magazine “Stargate” that I managed and directed. The other person I informed was Corrado Malanga, Chemistry professor at the Pisa University. Malanga and I had already left Cun (National UFO Center of Italy) an organization unable to approach the abduction phenomenon the right way. So, the next morning I informed Malanga by phone and he suggested a hypnotic regression. However, I thought that my experience was closed exactly as I recalled and I declined his invite. I was wrong. Continua a leggere »

È ora di scrivere questa cosa. Dovevo farlo da mesi e mi rammarico del tempo passato, perché la memoria in me tende a offuscarsi. Di quanto sto per raccontare esiste una registrazione in video, effettuata dalla regia di Open Minds, dalla quale ho ottenuto copia in dvd, per mia consultazione. Fornirò una ricostruzione più precisa, rivedendo il filmato della regressione cosciente condotta su di me tre mesi fa dalla dottoressa Ruth Hover. La proposta di tale regressione e relative riprese mi è stata fatta dal regista Tom Ruffin, responsabile delle video produzioni di Open Minds. Tom, sapendo della mia esperienza, ha creduto opportuno richiedermi una testimonianza in “presa diretta”, senza bias o filtri. Ho accettato per la fiducia che ripongo in Ruth Hover, una donna straordinaria che si occupa da decenni di fenomeni di abduction. All’epoca ne vennero a conoscenza poche persone in Italia. Fra queste, la mia seconda moglie Wendy d’Olive, che lavorava con me nella rivista “Stargate”. Poi Cristoforo Barbato, anche lui in redazione (un villino al ventesimo chilometro della via Nomentana, fuori Roma) e Corrado Malanga, che informai telefonicamente la mattina dopo. Continua a leggere »

GERALDO LAFRATTA PRESENTA “VOLO QUANTICO”

due Incontri con MAURIZIO BAIATA

 B&B ESPRESSIONE ARTE – VIA MALPAGA 140, MIRA (Venezia) 

SABATO 3 SETTEMBRESPRITZ FILOSOFICO ORE 18-21: 

SUONI COSMICI e FREQUENZE ALIENE 

DOMENICA 4 SETTEMBRE – 0re 9.30-13:   

L’EQUAZIONE UMANO-ALIENA

PRENOTAZIONI: 393 336 1598

https://www.facebook.com/events/282414468799992/

Poster Volo Quantico Venezia

Una presentazione a braccio, la prima di sabato, con alcune musiche e immagini in sottofondo. E, anche, il racconto di una storia personale, per conoscersi ed entrare in sintonia con i partecipanti, invitati a interagire secondo la formula degli incontri ideati e organizzati dall’instancabile e geniale Geraldo Lafratta.

Tutto ha inizio, per molti di noi, dal DNA di famiglia. Non capisci il perché di quella strana tensione che ti spinge a guardare verso l’alto, durante il giorno con il sole a picco e gli occhi che scrutano altri punti del cielo… o nella notte, nella quiete del firmamento stellato. Crick

Puoi essere a Roma, solo in una piazza vuota di gente, o in una New York gelida i cui marciapiedi ti sono amici, privi dalla coltre di neve che ricopre le strade prima dell’alba, o a Sedona, dai bastioni di roccia rossa ad alta concentrazione energetica dell’Arizona insieme a una dozzina di anime ostinate in un inutile skywatch…

Vengono quando vogliono, loro. Potrebbe essere il titolo di un brano al quale dare un tappeto sonoro colore blu profondo, come gli abissi marini e le vastità del Cosmo. E pensare che gli uomini inviano segnali lassù in attesa di una risposta che mai verrà (il finale del testo di quel pezzo) come la bottiglia del naufrago. Sono gli anni Settanta. Ascolti “Extraterrestre” di Eugenio Finardi e ti accorgi che la tua passione è condivisa da centinaia di migliaia di persone che magari non vivono in un abbaino, ma attendono… allora sai che per te, il termine UFO ha un significato che ha a che fare con il tuo io interiore.

Andai alla prima di “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo” in un grande cinema di Roma, con Silvia – allora mia moglie – e con l’amico e critico musicale Gino Castaldo. Piansi e nascosi il viso fra le braccia. Mi vergognavo. Volevo celare l’emozione enorme provocata dal finale catartico del capolavoro di Spielberg. Se le emozioni affiorano sotto forma di lacrime, inutile porsi domande. Poi si potrebbe anche avere la sfortuna di diventare ufologo, o un qualcosa di simile. Sino al punto di impegnarti tanto da farne una ragione di vita.

Pink FloydLa musica allora, cosa c’entra con gli Alieni? Provare a scriverne e collegare i punti, come in ufologia, equivale a candidarsi per la cattedra di una facoltà che ancora non esiste, “Teoria e Storia della Musica Cosmica”. E in mente viene il John Mack di “Passport to the Cosmos” (“Passaporto per il Cosmo” Venexia, 2016). Psichiatra e docente di Harvard, la sua traccia resta indelebile lungo il percorso che le persone fanno per superare il trauma del contatto. Mack ha lottato contro l’istituzione accademica più autorevole al mondo, la Harvard University, giocandosi prestigio e potere in nome dell’aiuto che stava dando agli “experiencers”, le persone che vivono esperienze di Incontri del Quarto Tipo.

Queste voci fuori dal coro, fra artisti, fisici quantistici, medici olistici, liberi pensatori, filosofi, ricercatori dello spirito e delle scienze di frontiera, costituiscono un fronte che solo apparentemente sembra disomogeneo e frammentato. In realtà a tale schiera di talenti variegati, appartengono le persone che guardano al cielo e dentro se stesse, che sognano e compiono viaggi con la fantasia, che dipingono e compongono partiture musicali e cori per angeli caduti, che si muovono nelle loro stanze piene di specchi, in un labirinto di immagini, le proprie, riflesse e vanno avanti sino a trovare la porta, la via di uscita, che si affaccia su un mare sconosciuto, quello del proprio universo inconscio.

Questo accade, in particolare, con la Musica e gli UFO e gli Alieni. Cosa sarebbe stato “Blade Runner”, senza la musica di Vangelis a segnare gli ultimi istanti di vita del replicante Roy Batty (Rutger Hauer) che si spegne sotto i battiti di pioggia acida salvando Rick Deckard?

Nei decenni alcuni temerari si sono spinti molti oltre i confini della percezione sensoriale musicale. Torna la Third Ear Band che già nel nome (il complesso del Terzo Orecchio) fa pensare che il Suono è il reale “padrone alchemico del mondo”. Tornano i Corrieri Cosmici, movimento sperimentale che in Germania solcò dalla seconda metà degli anni Sessanta i laboratori di ricerca elettroacustica dove creavano artisti che si erano lasciati alle spalle le accademie classico-sinfoniche, esattamente come i fisici quantistici hippie fecero rispetto agli istituti universitari californiani dove avevano studiato e anche insegnato.

Il multiverso del fisico quantistico americano Jack Sarfatti.

Il multiverso del fisico quantistico americano Jack Sarfatti.

Esperienze caleidoscopiche, che si rintracciano nell’iconografia filmica, come in un altro capolavoro di qualche anno prima, “Zabriskie Point” di Michelangelo Antonioni. Dal concetto di viaggio come fuga spinta dal rifiuto di una società costruita su un sistema di valori da distruggere, al viaggio che da affresco psichedelico diviene vera distruzione, nella deflagrazione della villa sospesa nel nulla su un’apocalittica Death Valley e nelle urla strumentali dei Pink Floyd. Menti visionarie che proiettano la società occidentale verso altri orizzonti. La Musica è un mezzo di suprema potenza che ci mette in contatto con forze sconosciute. Noi ne siamo fruitori, i creatori realizzano opere che sembrano giungere dal mondo del Sogno e da Universi paralleli…

Al sorgere delle luci della sera, noi non vediamo ad occhio nudo le luci aliene che volteggiano al di fuori della nostra atmosfera, eppure sono le stesse che inondarono il cielo di Phoenix nel 1977.  Viene da chiedersi cosa vogliano da noi, quando a noi si manifestano. Cosa accade veramente dentro di noi. Cosa significano i fenomeni di Contatto e perché sembriamo incapaci di trovare delle risposte? Cosa ci manca? Una mente aperta? Un cuore puro? Un amore incondizionato per l’Universo? La vera Ufologia questo dovrebbe indicare, dimenticando la distanza incolmabile che la separa dalla Scienza ufficiale e ortodossa. Perché la soluzione si deve cercare altrove, in un qualcosa di importante e profondo, fondamentale per lo sviluppo della razza umana su questo pianeta. A quel “conosci te stesso” di plurimillenaria memoria, il cui principio lega l’esistenza umana alla ragione e allo spirito. Al divino dono che l’Universo ci ha fatto infondendoci la Coscienza. Ma di questo parleremo nella mattinata successiva.

DOMENICA 4 SETTEMBRE

Se il volo si compie sui territori fantastici delle civiltà pre-diluviane, o realistici delle civiltà mesopotamiche ed egizie, o sulle narrazioni etniche dalla Mesoamerica all’Africa, da Palenque ai Dogon, agli Indiani d’America, sino agli avvistamenti di massa su Phoenix e alla prepotente entrata in scena dei rivelatori e alla nuova direzione dell’Esopolitica… tutto compone un gigantesco puzzle.

Dalle tappe rilevanti della storia ufologica mondiale, alla nuova visione esopolitica e, nel background, il cover-up sulla “Questione Extraterrestre”. Una questione di enorme importanza, per il genere umano e per ciascuno di noi individui, che ci troviamo di fronte ad una realtà non lineare, altamente controversa, dominata da disinformazione e caos, uno scenario in cui le parti in causa, apparentemente senza alcuna regia, si muovono come marionette impazzite, a tutto danno dell’Ufologia che dovrebbe tendere alla Verità.

Alcuni esempi fra i più eclatanti che illustrano la portata globale del “cover-up” attraverso i mezzi di comunicazione di massa: gli sconcertanti casi delle “Roswell Slides” (nulla le ricollega all’incidente del 1947) le diapositive fasulle presentate da Jaime Maussan a Mexico City il 5 Maggio 2015 e la vicenda dell’Autopsia Aliena (il Santilli Footage) del 1995 che forse oggi sta davvero giungendo a una svolta effettiva.

Un reperto del San Antonio UFO Crash del 1945. Photo: Paola Harris

Un reperto del San Antonio UFO Crash del 1945. Photo: Paola Harris

E allora, questa pistola fumante? Non esiste. E come non dobbiamo attendere l’intervento di esseri alieni che giungeranno dallo spazio per portare altrove gli “eletti”, altrettanto dobbiamo e possiamo basarci sulle testimonianze più autorevoli e attendibili, anche se originata da fonti d’intelligence.

Negli anni sono emersi personaggi chiave, come il colonnello Philip Corso e il microbiologo Dan Burisch. Su tutti, se vogliamo entrare nell’enigma reale dell’“equazione umana e aliena” vale il caso del dottor Michael Wolf. Scienziato della National Security Agency, “spia psichica” e “remote viewer”, Wolf ci ha lasciato il suo testamento nel libro “The Catchers of Heaven – I Guardiani del Cielo”.

Il dottor Michael Wolf. Photo: Paola Harris

Il dottor Michael Wolf. Photo: Paola Harris

«… Un libro-rivelazione – scrive lo psicologo Richard Boylan – di uno scienziato che ha fatto parte del National Security Council e del comitato esecutivo del gruppo MJ-12… Wolf aveva accesso a tutte le informazioni sugli UFO e gli extraterrestri entrati in contatto con la Terra nel corso degli ultimi 50 anni, lavorò fianco a fianco con gli ET in laboratori governativi segreti… ma il libro rappresenta una dichiarazione biografica lirica e struggente e un messaggio di speranza in un futuro cosmico. Quale ricercatore sulle tematiche extraterrestri, valuto questo il più importante libro sugli UFO pubblicato fino ad oggi».

Introvabile, se non nell’edizione italiana, “The Catchers of Heaven” narra una vita breve, sofferta e straordinaria, di un uomo sospeso a metà fra la Terra e il Cielo. Una “mind expanding experience”, un’esperienza di espansione di coscienza, come la definisce Wolf. Esiste un collegamento Espansione di Coscienza-Fisica Quantistica?

E, infine, nuovamente gli Experiencers. Dal caso Travis Walton ai tanti episodi meno noti, ma non meno importanti, i protagonisti vivono spesso una condizione di isolamento. Per alcuni si tratta di una scelta, che li porta a estraniarsi dalla società, perché non vi si riconoscono, sentono di appartenere ad Altrove. Su tali forme di disagio, non associabili ad alcuna psicopatologia, sono intervenuti ricercatori seri come John Mack e l’australiana Mary Rodwell. Altri, invece, si ritengono dei prescelti e si lanciano in una personale crociata uscendo allo scoperto per proclamare pubblicamente la veridicità del proprio vissuto. Le loro testimonianze sono fondamentali per comprendere in quale direzione i fenomeni di contatto stiano coinvolgendo tanta gente. Sono loro le luci che illuminano la strada da percorrere per fare ritorno alla nostra vera Casa.

Maurizio Baiata, Roma, 29 Agosto 2016